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| Giallo Vespa. |
| Inviato da : Lorenzo205
Mercoledì, 22 Settembre 2004 - 14:10 |
ATTENZIONE: per i contenuti espliciti si sconsiglia la lettura di questo racconto ai soggetti particolarmete sensibili. Odiava il Wicks Vaporub. Ne odiava la confezione, quello stupido barattolo fin troppo banale. Odiava i colori fin troppo allegri dell'etichetta. Ne odiava la consistenza pastosa e untuosa sulle dita. Odiava quella fastidiosa sensazione di frescura quando ne inalava i vapori. Odiava il momento in cui doveva tornare all'auto di servizio e prendere dal cassettino quel maledetto barattolo, ficcarci dentro due dita per poi spalmarsene un bello strato sotto il naso, fino quasi a sigillare le narici. Odiava l'odore dell'eucalipto e del mentolo....
Eucalipto e mentolo: per tanti erano l'aroma che accompagnava un raffreddore, per lui erano l'odore della morte. Della morte nel suo aspetto peggiore. La morte violenta, sofferta. La morte occultata, abbandonata e alla fine ritrovata, quasi controvoglia. Quasi a non voler disturbare con un ultimo pietoso oltraggio i resti di quello che era stato un impiegato, un operaio, un architetto, un disoccupato... o uno spacciatore di droga. Di chi era stato un fratello, un padre o un figlio... magari un figlio di puttana che aveva adescato e stuprato dei bambini; ora i suoi resti erano uguali a quelli di qualunque altro, di chi aveva avuto sentimenti, sogni e pensieri, buoni o cattivi che fossero. Fin tanto che il sangue gli scorreva nelle vene. Un oltraggio inevitabile e doveroso per cercare di ridare dignità a ciò che era stato una persona, rendendogli comunque giustizia per una morte brutale della quale si era trovato involontario protagonista.Il commissario Delmetor con un lungo sospiro di rassegnazione usci dall'auto lasciando sia il cassettino che la portiera aperti, accingendosi a compiere l'odiato rito del Wicks Vaporub. Mentre si avviava verso il retro del casolare il vice commissario Sergio Lozio gli venne incontro:= Commissario, il magistrato ha dato l'ok per rimuovere il cadavere, possiamo cominciare con i rilievi... =Delmetor con il pragmatismo che lo contraddistingueva in poche parole diede disposizioni al suo vice affinchè ogni cosa fosse fatta a dovere:= Prima voglio dargli un'occhiata io: vedi di scoprire dov'è finito il patologo e digli di raggiungermi. Tu prova vedere se ci sono altri che hanno visto o sentito qualcosa. Fai in modo che quel vecchietto che l'ha trovato non parli con nessun'altro prima che ci parli io... soprattutto che non parli con i giornalisti! =Il vice commissario Lozio prese il cellulare e gli bastò premere un tasto per comporre il numero del patologo. Aveva provato a chiamarlo più volte nell'ultima ora ma era sempre occupato. Questa volta rispose al primo squillo:= Lozio, sto arrivando... mi hanno già avvisato quelli del commissariato... di a Delmetor che tra due minuti sono lì... = = Ok! Muoviti! Lo sai com'è il commissario... =Il dottor Vittorio Turboni era la classica persona che nella vita non avrebbe potuto farenull'altro che il suo lavoro, il patologo appunto. Per lui non era un lavoro, era una missione, una vocazione. Anche quando non c'erano casi da risolvere passava le ore nella sala autopsie dell'obitorio ad aprire, sezionare, analizzare e studiare. A cercare risposte e soluzioni anche quando le cose erano talmente scontate da non averne alcun bisogno. Quando qualcuno andava a cercarlo all'istituto di medicina legale, era praticamente certo di trovarlo con le mani infilate in una cavità toracica e il camice intriso di sangue fino ai gomiti. A sua insaputa veniva chiamato 'l'uomo con le mani eternamente sporche', sottintendendo di sangue.Muovendosi con cautela sul terreno accidentato dello sterrato che portava al casolare,Turboni parcheggiò la sua Alfasud: più che un automobile un cimelio di cui Turboni andava fiero, della cui manutenzione si occupava personalmente, con lo stesso amore e la stessa maniacale dedizione che metteva nell'eviscerare un neonato rinevenuto in uncassonetto della spazzatura. Lui non aveva bisogno di ricorrere al Wicks per anestetizzarsi l'olfatto: l'olezzo della morte per lui non era una cosa sgradevole, era soltanto un elemento di analisi in più. Prese la borsa e raggiunse il commissario.Delmetor con le braccia dietro la schiena guardava la scena nel suo insieme da qualchemetro di distanza, per cercare di cogliere qualche dettaglio rivelatore.= Cosa abbiamo stavolta commissario' Prostituta strangolata? Tossico in overdose?Picciotto incaprettato...? == A volte penso che mi piacerebbe rinvenire un patologo impallinato! = disse Delmetor senza distogliere lo sguardo = Possibile che non riesci mai ad avere un contegno? =Turboni capì immediatamente di aver sbagliato l'approccio. Nonostante l'aria da duro e la lunga esperienza che negli anni l'aveva messo di fronte alle situazioni più efferate e raccapriccianti, Delmetor conservava uno spirito sensibile. Se per Turboni quel cadavere erano soltanto un certo numero di chili di carne umana da analizzare, per Delmetor erano in primo luogo i resti di un individuo al quale andava prestata la massima attenzione.= Mi scusi commissario... è che quando c'è del lavoro da sbrigare mi prende il buonumore! == Lasciamo perdere... l'ha trovato un vecchietto che abita in quella cascina la in fondo... ha detto che questa mattina è uscito a passeggio con il suo cane: a un certo punto il cane è partito fiutando nell'aria e poi e sparito dietro il casolare. Quando ha cominciato ad abbaiare e non voleva saperne di tornare da lui è andato a vedere che cosa aveva... e l'ha trovato... =Seguito dal dottor Turboni il commissario Delmetor si incamminò verso quella sagomapietosamente coperta da un lenzuolo. La vittima giaceva accasciata ai piedi di un albero, le braccia legate dietro la schiena, girata su di un fianco e rannicchiata in posizione fetale, con la testa ripiegata sul petto. In bocca aveva uno straccio appallottolato. Calzoni e mutande erano abbassati alle caviglie e il terreno era talmente intriso di sangue ormai disseccato da aver cambiato colore e consistenza.= Giralo... = disse Delmetor e temendo quello che il suo istinto gli diceva avrebbe avrebbe visto supplicò mentalmente = Ti prego... ti prego... fai che non sia un'altro di quelli... = Turboni con delicatezza eseguì l'ordine, mettendo così in evidenza la ferita da cui era uscito tutto quel sangue. Era l'unica ferita inferta a quell'uomo. Era la ferita che Delmetor si augurava di non dover vedere un'altra volta; l'aveva vista troppo spesso negli ultimi tempi.= A un primo esame sembrerebbe un'altra vittima del nostro amico... = disse Turboni,immediatamente interrotto dal commissario:= 'sto psicopatico al massimo sarà amico tuo, mio no di certo... == ... si, mi scusi commissario... intendevo dire che il modus operandi mi sembra il medesimo degli altri casi... == Non ci crederai Turboni... ma c'ero arrivato anch'io... == Anche in questo caso non mi sembra ci siano altre ferite... probabilmente è morto dissanguato, come gli altri... gli ha strappato i testicoli e poi l'ha lasciato lì a crepare dasolo... == O magari gli è rimasto accanto a vederlo morire... = disse tra se Delmetor allontanandosi di scatto. Non aveva più niente da vedere, era tutto fin troppo chiaro: un'altra vittima del 'castratore' come lo definivano i giornali e la televisione. Lasciò che Turboni completasse i rilievi e diede indicazioni al fotografo affinchè tutto fosse documentato a dovere.= Martelli, mi raccomado, tutti i dettagli... le tue foto devono documentare la scena delcrimine e non per arricchire la tua galleria di opere dell'orrore... quindi niente foto artistiche! Dacci sotto!! =Roggero Martelli, agente scelto specializzato fotografo, con la mano sinistra nascosta dietro la schiena innalzò il dito medio all'indirizzo del commissario, mentre abbozzava un saluto militare per lasciargli intendere di aver compreso perfettamente i suoi ordini.Delmetor si accese un mezzo Toscano. Ci sarebbe voluto un po' di tempo prima che l'aroma del sigaro riuscisse a rimettere in sesto il suo olfatto e il suo palato, offesi dai vapori dell'eucalipto e del mentolo. Con gli occhi chiusi aspirò una profonda boccata rabbiosa riempiendosi i polmoni e pensando: 'Devo riuscire a prendere quel maledettofiglio di puttana!'.Raggiunse Lozio, che stava parlando con un anziano signore dallo sguardo vispo, con un gran paio di baffoni sbiancati. Sopra a una maglietta leggera indossava una giacca di pelle nera senza maniche e nonostante ormai le giornate cominciassero a rinfrescare ai piedi portava un paio di sandali, senza le calze.= àˆ lui che l'ha trovato... = disse Lozio, immediatamente interrotto dal testimone:= il mì hane... l'è tutto merito del mì hane... l'ha homiciato a'bbaiare... pareva l'avesse visto il demonio 'n persona... io so' horso da lui... Madonnina bella!!! un me lo scorderò più sin che Iddio mi lascia'n terra! == Quell'uomo giace li da qualche giorno = disse Delmetor: = Non si è accorto di nulladi strano nei giorni scorsi... chessò, qualche individuo sconosciuto, qualche rumore strano... == No, no, non mi pare hommissario... he vole... qui 'un ci passa mai nessuno... qui o cisi viene apposta o 'un ci si passa proprio... nell'ultimi tempi 'un sè visto e 'un sè sentito proprio nulla... == Gigio... ma tu se' proprio grullo! = Una donna irruppe fragorosamente nella conversazione: = Tu 'un ti rihordi manco che ci stà tra il naso e la bocca! ...ma 'un ti rihordi la settimana passata... che sentimmo quella motoretta che fece tutto quel baccano di notte... io ti dissi... == O Nina! ma ti voi sta' zitta! = disse l'uomo allargando le braccia = Hommisario, deve scusà la mì moglie, ma ancora nun me riesce di farla sta' al posto suo... in effetti la settimana passata, mi pare fosse mercole o giove... o forse lune... == Mercole, giove, lune... ma 'un ti rihordi che fù marte notte... che si andò a horiharsi tardi che si rimase alzati a preparare il lampredotto per l'indomani... == O Nina, ma ti voi sta' zitta per l'amore del Signore! ... si, era marte notte... di un bel tocco oltre la mezzanotte... ci fu che sentimmo un motore che sgasava, un po' home faticasse... home se nun riuscisse a moversi... o trainasse 'na cosa pesante... =Delmetor e Lozio si guardarono a vicenda. Il commissario chiuse gli occhi abbattuto. Con quelle parole il baffuto toscano aveva tolto ogni residua speranza ai due investigatori:= Un'altra volta, un'altra volta... un'altra vittima di quel bastardo! = sospirò tra i dentiDelmetor insieme a una boccata di fumo del suo sigaro.
Grazie alle impronte digitali non fu difficile risalire all'identià della vittima. Non era sicuramente uno stinco di santo Marash Hoxaj, originario di Durazzo, più conosciuto come 'l'Autista'; il soprannome gli era stato affibbiato nel suo ambiente per esser stato fermato innumerevoli volte alla guida dei più svariati veicoli, senza mai aver conseguito la patente in vita sua. La sua fedina penale era lunga e variata: scafista, magnaccia, furti e rapine, spacciatore. Forse proprio nell'ambiente della droga era possibile cercare di capire qualcosa in più della sua orribile fine.= Lozio... come si chiamano quei due tossici che conosci tu... quei due che bazzicano sempre nei giardinetti della stazione... quello ciccione e quell'altro mingherlino... sipotrebbe chiedergli se conoscevano 'l'Autista'. = Chi, il Bove e Kubo? Giusto! Se c'è sotto qualcosa loro lo sanno di sicuro... andiamo a trovarli... =Come previsto li trovarono ai giardinetti della stazione. A Lozio il Bove parve ancora più grasso dell'ultima volta. La solita barba incolta, il solito sorriso pacifico. Un tossico tranquillo che non aveva mai dato problemi e che non avrebbe mai fatto male a una mosca, sempre impegnato coi suoi traffici, finito chissà come a far parte di quel mondo. Un tipo buono e un po' ingenuo. Dormicchiava stravaccato su una panchina e non si accorse dell'arrivo dei due investigatori. Kubo, con quella sua aria da dandy metropolitano non sembrava neanche lontanamente un tossico. Sempre ben vestito, la frangia lunga che gli cascava sugli occhiali dalla montatura alla moda: visto così lo si sarebbe potuto scambiare per un ragazzo in carriera di buona famiglia. Kubo si accorse del loro arrivo e cercò di defilarsi, ma Delmetor intuendo le sue intenzioni gli tagliò la strada:= Kubo... vai di fretta' == Commissario, sono pulito! Lo giuro! Cosa vuole da me? == Nessuno ti sta accusando... cos'è, delle volte hai la coscienza sporca? == No, beh... no... certo che no! Che c'è? Che volete da me? == Solo qualche informazione: hai mai sentito parlare dell' 'Autista'? == L' 'Autista'? Chi, l'albanese? == Esattamente... == àˆ un bel pezzo che non si vede in giro... perchè lo cercate, ha combinato qualcosa di grosso? == Diciamo che qualcosa di grosso l'hanno combinato a lui... l'abbiamo trovato mortoammazzato... == E io cosa vuole che c'entri? non penserà mica che l'abbia fatto fuori io! == Quello era proprio uno sfigato! = li interruppe il Bove, alzandosi dalla panchina. Alzò le braccia stiracchiandosi e così facendo i calzoni slacciati gli scesero alle caviglie...= Bove, tirati su le braghe o ti devo fermare per atti osceni! = gli intimò Lozio.Con la flemma che lo contraddistingueva mentre si rivestiva, il Bove riprese a parlare:= Un paio di settimane fà era riuscito a zanzare un furgone carico di TV al plasma... c'era da farci un mucchio di palanche. Io gli avevo detto di stare attento: 'vai prudente' gli dicevo, 'tu puoi passare la dogana con una tonnellata di erba in tasca e non ti becca nessuno, ma se sali in macchina, dopo cento metri ti fermano e ti mettono dentro'. Sapete cosa ha fatto 'sto sfigato' Mentre portava il furgone con tutta la roba al banco del Capo per venderla è riuscito a passare col semaforo rosso e un'altro più babbeo di lui gli si è infilato sotto al furgone con tutta la Vespa... credeva di averlo ammazzato e se l'è data senza fermarsi...== E tu come le sai tutte queste belle cose? = chiese Lozio.= Me l'ha detto il Capo banco in persona... dalla botta che aveva preso metà dei plasma si erano sfasciati... == Quindi il Capo potrebbe essere stato l'ultimo ad averlo visto? = disse Delmetor...= Andiamo a trovarlo. = disse Lozio, avviandosi verso l'auto seguito dal commissario. Il Capo era dietro il banco del suo negozio di sviluppo e stampa. Un'evidente copertura per chissà quali altri traffici. Come i due investigatori entrarono in negozio una mezza dozzina di loschi figuri si dileguarono velocemente.= Capo, sai mica se c'è in giro ancora qualche TV al plasma? == Commissario! Cosa dice? Quella non è roba per me. = rispose il Capo e con sicurezza proseguì: = L' 'Autista' è passato di qua, ma l'ho fatto telare al volo... == La merce non era di tuo gradimento? == Commissario, era tutta roba mezza sfasciata... e poi lo sa che ho messo la testa a posto... dopo quel casino con Paco il barese... ho imparato la lezione... == Già ... quella storia del vino pugliese adulterato... = li interruppe Lozio.= Adulterato! Che parola grossa... era soltanto un po' annacquato! == Annacquato? Ma se in quelle bottiglie di 'Primitivo del Salento' c'era soltanto l'etichetta! Ti è andata bene che Paco l'abbiamo messo in gabbia in tempo... quelli della Sacra Corona non scherzano su certe cose... == Gliel'ho detto commissario, con quegli affari ho chiuso: sviluppo e stampo, stampo esviluppo... non c'ho più tempo per altre cose... == Quindi dell' 'Autista' non sai dirci nulla? == ... Nulla! == Io l'ho visto e c'ho parlato... = disse un tipo robusto, in jeans e chiodo di pelle nera,che se ne stava ad ascolarli con le mani infilate nelle tasche, appoggiato allo stipite vicino all'ingresso.= Silver! Quale onore averti di nuovo con noi in città ! ...Cosa ci fai in giro? = gli chieseDelmetor= Io sono sempre in giro commissario! == Silver l'argentino! Come ho fatto a non pensarci... se c'è qualcuno che sa sempre tutto di tutti quello sei proprio tu! = esclamò Lozio. = Era un po' che non ti si vedeva da queste parti... == Affari commissario, affari. Oggi prendo un aperitivo qua, domani vado a prendere un aperitivo la... bisogna sempre muoversi e vedere gente se si vuole combinare qualche affare... == ...Meglio non sapere che genere di affari = disse Delmetor = Piuttosto, cosa sai dell''Autista'? == àˆ venuto anche da me con quella furgonata di TV... quella è roba bruciata gli ho detto... dopo la botta al semaforo c'era certamente qualcuno che lo cercava... me l'avrebbe quasi regalata quella roba... era preoccupato... diceva che pensava di essereseguito... diceva che c'era sempre un tizio... che se lo vedeva dietro da tutte le parti... lo seguiva dappertutto. Aveva una gran paura, sapeva che non era un poliziotto e aveva capito che per lui sarebbero stati guai... == Infatti i guai sono arrivati... l'abbiamo trovato morto ammazzato... == Commissario, per una furgonata di TV non si ammazza nessuno, nemmeno uno come l' 'Autista'... = disse Silver.= Avrà combinato qualcosa di peggio, uno sgarbo alla persona sbagliata... = intervenne Capo.= Già , qualcosa di peggio... = disse Delmetor uscendo dal negozio: 'Cosa deve aver mai fatto per essersi meritato anche lui una fine come quella...'. Delmetor e Lozio stavano attraversando la città in auto, diretti all'istituto di medicina legale. Un tizio su un vespone verdino che procedeva risalendo la doppia fila di auto incolonnate, cambiò improvvisamente direzione tagliando loro la strada e costringendoli a una brusca frenata. Lozio istintivamente diede un colpo di clacson e il motociclista rispose con un gesto del braccio dall'inequivocabile significato.= AV 123482... si segni un po' sta targa commissario, che gliela faccio passare io la voglia di fare lo spiritoso... = disse Lozio. Ma Delmetor era troppo impegnato a riordinare le idee per prestare attenzione a qualcos'altro; cercava di fare il punto della situazione. Presto sarebbero arrivati gli inquirenti che in altre regioni si occupavano dei casi simili verificatisi nelle loro zone. Si erano già incontrati più volte negli anni, fin quasi a diventare amici, e fino a oggi non erano mai riusciti a cavare un ragno dal buco.Erano tutti poliziotti di grande esperienza: il dottor De Luca da Padova, esperto e appassionato di informatica che incrociava infinità di dati al computer. Il commissario Mauro Papa della mobile di Bologna, il più veloce ad arrivare sulla scena di un delitto e sempre in gara con D'Andrea, del commissariato di Modena, su chi per primo arrivava alla soluzione di un caso. Filippi, di Torino, abilissimo a 'sfruttare' la vanità dei criminali facendoli venire allo scoperto lasciando trapelare notizie false e tendenziose sulla stampa della sua città . Poi c'era Quagliarini di Roma, che voleva sempre avere l'ultima parola. Il dottor Giannini di Lecce invece era un fanatico delle ricostruzioni: per lui ogni caso andava riprodotto con un modello in scala della scena del delitto. Rivedersi sarebbe stato un piacere, ma significava essere costretti ad ammettere l'ennesima sconfitta.= L' 'Autista' è il quindicesimo che troviamo ammazzato a quel modo dal '97 a oggi.Ce ne sono stati un po' dappertutto. Milano, Torino, Roma, Bologna, Modena, Genova, Firenze, Padova, Lecce... = disse, ripensando alla carta appesa al muro del suo ufficio: con degli spilli aveva contrassegnato le località dove negli anni erano state rinvenute le varie vittime.= Apparentemente l'unica cosa che li accomuna è la fine che hanno fatto... == Castrati e lasciati a morire dissanguati... == Nessun altro segno di violenza... == àˆ un maniaco sessuale... un feticista che colleziona le palle delle sue vittime... chissà ,magari le tiene in freezer... insieme ai bastoncini di pesce... == Già , una nuova specialità , i 'maroni di Capitan Findus'! = disse serio il vice commissario mentre parcheggiava nello spazio riservato a loro nel cortile dell'obitorio.= Piantala di dir cazzate Lozio! = disse Delmetor senza riuscire a trattenere una risata:= Piuttosto andiamo a vedere se Turboni ha trovato qualcosa... = Turboni aveva da poco finito l'esame autoptico e i suoi aiutanti erano intenti a ricomporre i resti di quell'uomo. Era Tullio che si occupava di 'richiudere'. Tullio fisicamente era l'opposto di Turboni: grande e robusto, la faccia quadrata che sorrideva sempre, anche mentre era intento nelle operazioni più atroci. Era sempre di buon umore: un approccio alla vita sempre positivo, indispensabile per riuscire a sopravvivere a un lavoro come il suo. Spesso scoppiava in una grassa e fragorosa risata apparentemente immotivata. Chi non lo conosceva poteva scambiare quest'ilarità per insensibilità . Era soltanto una forma di autodifesa contro le atrocità che il suo lavoro gli metteva sotto gli occhi. Aveva mani enormi e nonostante ci mettesse sempre la massima attenzione non si poteva dire che la precisone fosse una delle sue migliori prerogative. Tullio lavorava d'impegno e come spesso gli capitava rideva tra se, pensando a chissà cosa.L'altro assistente di Turboni stava risciacquando il pavimento con la canna dell'acqua, controllando a distanza il lavoro di Tullio. Anche lui a suo modo era un tipo particolare. Il suo vezzo era quello di portare sempre una bandana che gli fasciava il cranio rasato. Ombroso e di poche parole, con il suo carattere schivo era l'esatto opposto di Tullio e spesso mal sopportava il perenne buonumore del collega. All'ennesimo accenno di risata di Tullio, non potè fare a meno di intervenire.= Se ghe da rid' Sta atent! Varda cusa te se drè a cumbinà ... te se propri n'orso! =Tullio alzò gli occhi serafico, e sorridendo gli rispose:= Arnaldo... ma va' a cagare! = finendo la frase con una delle sue fragorose risate che rimbombò sinistra nei corridoi dell'obitorio.= Dai, forza... daag a doss a chel sciur lì... sara sù sta panza che andem a ca' che l'è già mo l'ura! =Turboni si tolse il camice e fece strada a Delmetor e Lozio verso il suo ufficio.= àˆ tutto esattamente come tutte le altre volte. Se si esclude qualche escoriazione dovuta alla caduta, l'unica ferita, che non sarebbe mortale se solo si fosse intervenuti in tempo, e quella all'inguine. I testicoli sono stati asportati di netto e anche in questo caso non c'è alcun segno di taglio. La pelle appare strappata e lacerata con un segno netto. Anche questa volta gli ha infilato i testicoli in un cappio fatto con un cavetto metallico sottile e robusto o un filo di nylon: poi è stato trascinato con le mani legate dietro la schiena. Finchà© c'è riuscito gli ha corso dietro. Poi quando è caduto è stata la fine... i tessuti non hanno resistito... non avrebbero mai potuto resistere... deve aver provato un dolore terribile. Ci sarà voluta più di mezz'ora per perdere conoscenza, poi è svenuto in mezzo a un lago del suo stesso sangue... per non risveglairsi mai più.== Nient'altro' = chiese speranzoso Delmetor.= Niente! Quel dannato bastardo è scaltro... non c'è altra traccia... l'unica cosa è che si può escludere che l'abbia 'trainato' con un auto. Il 'baffo', quel toscano che l'ha trovato e che abita da quelle parti è sicuro che di automobili non ne ha ne viste ne sentite, mentre la moglie è certa di aver sentito il rumore di una motoretta o di uno scooter. == In quel punto non ci sarebbe nemmeno stato lo spazio per manovrare con un'automobile = Confermò Delmetor = ...un po' poco per poter formulare qualche ipotesi: Sul terreno non ci sono tracce. Non sappiamo il tipo di moto. Non sappiamo dove può aver incontrato l'assassino... non sappiamo perchè l'ha fatto fuori... non sappiamo un cazzo di lui! Questa è la verità ! = Delmetor usci dall'ufficio di Turboni sbattendo la porta, masticando nervosamente il mozzicone di toscano che stringeva tra i denti. Lozio si congedò da Turboni senza dire una parola, innalzando le sopracciglia eannuendo alle affermazioni del suo superiore.'Riusciremo mai a capire chi è?' si domandò anche Turboni. Con le ultime pastose pennellate non era riuscito a cogliere l'esatta sfumatura dello spettacolare tramonto che vedeva dalla sua casa sui colli appenninici. Nel complesso non gli era venuto male: c'era una certa atmosfera riprodotta sulla tela. Ma non c'era la sensazione che aveva provato. Era soddisfatto ugualmente. Aveva lasciato che fosse il cuore a muovere il pennello. Era più importante quello che faceva il cuore piuttosto di quello che riusciva a fare la mano. Disegnare un'emozione non era questione di tecnica, ma piuttosto una faccenda di pancia. Dovevi 'sentirla' una cosa se volevi cercare di trasmetterla anche gli altri. Prese la tela ed entrò in casa, lasciando colori e cavalletto fuori, sul terrazzo.Si versò un bicchiere di Sangiovese e staccò qualche scaglia di grana: più tardi si sarebbe cucinato una bistecca come si deve. Mise un CD nel lettore prima di sedersi davanti al computer. Il modem squittì e scricchiolò fino a connetterlo alla rete. Avvicinò il puntatore al lato destro del monitor e si aprì la colonna dei preferiti. Cliccò sul primo link in alto alla colonna. Una schermata azzurra, poi un banner con tante facce conosciute. Click, click... ecco il forum.Le prime struggenti note di 'Feels so good' di Chuck Mangione si diffondevano nella stanza buia, rischiarata solo dal bagliore del monitor. Con lo sguardo scorse i titoli dei vari post: uno in particolare attrasse la sua attenzione. In tanti avevano già postato le loro risposte. Il messaggio arrivava da Bologna: un tale aveva lasciato il suo T5 in panne lungo la tangenziale e quando era tornato a riprenderlo non l'aveva più trovato. Rubato. Chiuse gli occhi sospirando: 'un'altra volta... l'hanno fatto un'altra volta...'. Non erano passate neanche tre settimane e ora avrebbe dovuto nuovamente intervenire.Sospirò di nuovo e bevve un lungo sorso di vino. Con le dita della mano ancora macchiate di colore digitò il suo messaggio: 'Nonostante tutto c''è ancora chi fà cose del genere. Dovrebbero imparare che ci sono cose come le Vespe che vanno rispettate. C'è chi le ruba, chi le ignora nel traffico e le investe. Ci sono vandali che le danneggiano... non hanno ancora imparato che certe cose non si fanno? Hai tutta la mia solidarietà ... e anche qualcosa di più... ti auguro di ritrovare al più presto la tua Vespa. Ciao.'. La firma al messaggio sarebbe uscita in automatico.Dopo il toccante inizio ora il brano jazz diffuso dalle casse dello stereo era più ritmato e accattivante e gli mise addosso una gran voglia di mettersi subito in azione. Raccolse con la mano le scaglie di grana rimaste e se le ficcò in bocca tutte insieme, masticando voracemente, con lo sguardo fisso rivolto verso il monitor ma senza guardarlo veramente. La sua mente aveva iniziato a pianificare meticolosamente quel che avrebbe fatto nelle prossime ore. Bevve avidamente un gran sorso di vino e alcune gocce gli colarono dagli angoli della bocca sul mento e lungo il collo. Se le asciugò passandoci distrattamente il dorso della mano. Per raggiungere Bologna non ci avrebbe impiegato molto. Non sarebbe stato difficile sapere qualcosa di quella Vespa: a Bologna quando sparisce una macchina o una moto si può stare quasi certi che al quartiere del Pilastro ne sanno qualcosa. Per lui c'erano cose che più di altre meritavano rispetto e considerazione. Cose ideate genialmente, pensate con intelligenza e progettate con raziocinio. Cose costruite con passione e possedute con amore. Cose che meritavano rispetto e considerazione. Cose che finivano per avere la stessa importanza di una persona cara... di un figlio... di un bambino... e i bambini non si toccano! E se c'era una cosa che più di tutte le altre secondo lui rappresentava questo concetto, questa era la Vespa. Ma non quelle moderne costruite alla giapponese, senza amore e senza passione, messe insieme come si allevano i polli in batteria, per ottimizzare i costi e averne un maggior guadagno. Erano le Vespe 'di una volta', quelle fatte di ferro e sudore d'officina, dove in ogni dado e in ogni bullone riuscivi a percepire del sentimento. Non gli interessava ritrovare quella Vespa: gli oggetti e quindi anche le Vespe avevano un loro proprio destino su cui non si poteva interferire. Le cose, gli oggetti, venivano costruiti, venduti, persi e ritrovati, rubati o distrutti. L'uomo non aveva una parte sostanziale in questo disegno superiore. Erano gli oggetti stessi a decidere che fine avrebbero fatto, se sarebbero funzionati a dovere o da chi sarebbero stati posseduti. Il destino di quella Vespa era già segnato senza che lui o nessun altro avrebbero potuto farci nulla. Ciò che a lui interessava era chi si era indebitamente impossessato di quella Vespa, mancando di rispetto a un oggetto che non era un'oggetto qualsiasi: era una Vespa! Non si ruba una Vespa! Non la si ruba per farci soldi! La Vespa si ama e al massimo si può 'rapirla', non rubarla... rapirla dal garage di qualche avido collezionista che le accumula e le lascia ferme come inutili soprammobili... allora si che è lecito 'rapirle', per riportarle a correre lungo le strade. Era totalmente preda dei suoi pensieri e dei suoi deliri. I pensieri gli si accavallavano nella mente contraddicendosi l'un l'altro, precipitandolo sempre di più nella sua lucida follia.Scese da basso e da sotto il portico entrò nel locale che utilizzava come rimessa. Sollevò la botola da dove un tempo si prelevava l'acqua dal pozzo ormai prosciugato. Scese lungo la scala a pioli. Un fioca lampadina illuminava il minuscolo locale che un tempo fungeva da riserva idrica. Aprì una cassetta di legno e ne estrasse due buste quadrate di carta giallina. Con l'esperienza aveva affinato la sua tecnica: all'inizio utilizzava del filo da pesca, ma ben presto si accorse che non era adatto: troppo elastico e poco resistente per quello che serviva a lui. Però era stato proprio il filo da pesca a dargli l'idea di quella giusta punizione: 'bisognerebbe impiccarli per le palle con del filo da pesca...' aveva scritto qualcuno una volta sul forum. Il giusto castigo. Alzò gli occhi alla mensola dove erano allineati quindici vasetti di vetro. In ogni vasetto l'alcool conservava al meglio il macabro trofeo. Erano disposti in ordine cronologico: nei primi il liquido cominciava a essere leggermente ingiallito, ma il macabro contenuto era sempre perfettamente riconoscibile. Nell'ultimo l'alcool era ancora rosato dalle tracce di sangue. Ne esaminò compiaciuto il contenuto: la tecnica ormai gli consentiva una perfetta estirpazione, quasi le avesse staccate a mano col rasoio. Quel bastardo non si meritava una fine così 'pulita': aveva tirato sotto un distinto signore che viaggiava su di un bel PX rosso fiammante e non si era nemmeno preoccupato di soccorrerlo... Aprì la più grande delle buste in carta per controllarne il contenuto: srotolò una grossa corda di pianoforte e tenendola tra i denti, con la mano aprì anche la busta più piccola. Una corda di chitarra, un sottilissimo e robustissimo 'mì cantino'. Formò un cappio con quest'ultima e poi congiunse le due corde attorciglandone sapientemente le estremità . Arrotolò il tutto, lo infilò nella busta più grande e se la infilò in tasca; spense la luce e risalì la scala.Di nuovo nella rimessa guardò le sue Vespe per decidere quale utilizzare: il '50ino' azzurro era la sua preferita, ma anche se era stato elaborato non era abbastanza potente. La '90' era un po' troppo delicata: era la sua bimba più bella e decise di lasciarla a riposo. La 'faro basso', il vecchio leone di cento battaglie: sarebbe stata lei ad accompagnarlo un'altra volta.Si abbottonò il giubbotto e si allacciò il casco. Ormai era buio ma l'incerta luce del fanale era più che sufficiente in una notte limpida come quella.Innestò la prima dando con la protesi un colpo in avanti alla speciale leva che aveva montato sulla sinistra del manubrio per riuscire a guidare la Vespa nonostante......una mano era più che sufficiente per fare quello che doveva... l'importante era chefosse il cuore a muovere quella mano. Nota dell'autore: ...ovviamente ogni riferimento a cose e persone è 'puramente' casuale! Se delle volte qualcuno dovesse riconoscersi tra i personaggi di questo racconto, mi auguro di cuore che non si senta offeso, e nel caso me ne scuso. Io mi sono divertito un sacco a scriverlo e spero altrettanto per chi l'ha letto. Aspetto con curiosità i vostri commenti!
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ATTENZIONE: per i contenuti espliciti si sconsiglia la lettura di questo racconto ai soggetti particolarmete sensibili. Odiava il Wicks Vaporub. Ne odiava la confezione, quello stupido barattolo fin troppo banale. Odiava i colori fin troppo allegri dell'etichetta. Ne odiava la consistenza pastosa e untuosa sulle dita. Odiava quella fastidiosa sensazione di frescura quando ne inalava i vapori. Odiava il momento in cui doveva tornare all'auto di servizio e prendere dal cassettino quel maledetto barattolo, ficcarci dentro due dita per poi spalmarsene un bello strato sotto il naso, fino quasi a sigillare le narici. Odiava l'odore dell'eucalipto e del mentolo....
Eucalipto e mentolo: per tanti erano l'aroma che accompagnava un raffreddore, per lui erano l'odore della morte. Della morte nel suo aspetto peggiore. La morte violenta, sofferta. La morte occultata, abbandonata e alla fine ritrovata, quasi controvoglia. Quasi a non voler disturbare con un ultimo pietoso oltraggio i resti di quello che era stato un impiegato, un operaio, un architetto, un disoccupato... o uno spacciatore di droga. Di chi era stato un fratello, un padre o un figlio... magari un figlio di puttana che aveva adescato e stuprato dei bambini; ora i suoi resti erano uguali a quelli di qualunque altro, di chi aveva avuto sentimenti, sogni e pensieri, buoni o cattivi che fossero. Fin tanto che il sangue gli scorreva nelle vene. Un oltraggio inevitabile e doveroso per cercare di ridare dignità a ciò che era stato una persona, rendendogli comunque giustizia per una morte brutale della quale si era trovato involontario protagonista.Il commissario Delmetor con un lungo sospiro di rassegnazione usci dall'auto lasciando sia il cassettino che la portiera aperti, accingendosi a compiere l'odiato rito del Wicks Vaporub. Mentre si avviava verso il retro del casolare il vice commissario Sergio Lozio gli venne incontro:= Commissario, il magistrato ha dato l'ok per rimuovere il cadavere, possiamo cominciare con i rilievi... =Delmetor con il pragmatismo che lo contraddistingueva in poche parole diede disposizioni al suo vice affinchè ogni cosa fosse fatta a dovere:= Prima voglio dargli un'occhiata io: vedi di scoprire dov'è finito il patologo e digli di raggiungermi. Tu prova vedere se ci sono altri che hanno visto o sentito qualcosa. Fai in modo che quel vecchietto che l'ha trovato non parli con nessun'altro prima che ci parli io... soprattutto che non parli con i giornalisti! =Il vice commissario Lozio prese il cellulare e gli bastò premere un tasto per comporre il numero del patologo. Aveva provato a chiamarlo più volte nell'ultima ora ma era sempre occupato. Questa volta rispose al primo squillo:= Lozio, sto arrivando... mi hanno già avvisato quelli del commissariato... di a Delmetor che tra due minuti sono lì... = = Ok! Muoviti! Lo sai com'è il commissario... =Il dottor Vittorio Turboni era la classica persona che nella vita non avrebbe potuto farenull'altro che il suo lavoro, il patologo appunto. Per lui non era un lavoro, era una missione, una vocazione. Anche quando non c'erano casi da risolvere passava le ore nella sala autopsie dell'obitorio ad aprire, sezionare, analizzare e studiare. A cercare risposte e soluzioni anche quando le cose erano talmente scontate da non averne alcun bisogno. Quando qualcuno andava a cercarlo all'istituto di medicina legale, era praticamente certo di trovarlo con le mani infilate in una cavità toracica e il camice intriso di sangue fino ai gomiti. A sua insaputa veniva chiamato 'l'uomo con le mani eternamente sporche', sottintendendo di sangue.Muovendosi con cautela sul terreno accidentato dello sterrato che portava al casolare,Turboni parcheggiò la sua Alfasud: più che un automobile un cimelio di cui Turboni andava fiero, della cui manutenzione si occupava personalmente, con lo stesso amore e la stessa maniacale dedizione che metteva nell'eviscerare un neonato rinevenuto in uncassonetto della spazzatura. Lui non aveva bisogno di ricorrere al Wicks per anestetizzarsi l'olfatto: l'olezzo della morte per lui non era una cosa sgradevole, era soltanto un elemento di analisi in più. Prese la borsa e raggiunse il commissario.Delmetor con le braccia dietro la schiena guardava la scena nel suo insieme da qualchemetro di distanza, per cercare di cogliere qualche dettaglio rivelatore.= Cosa abbiamo stavolta commissario' Prostituta strangolata? Tossico in overdose?Picciotto incaprettato...? == A volte penso che mi piacerebbe rinvenire un patologo impallinato! = disse Delmetor senza distogliere lo sguardo = Possibile che non riesci mai ad avere un contegno? =Turboni capì immediatamente di aver sbagliato l'approccio. Nonostante l'aria da duro e la lunga esperienza che negli anni l'aveva messo di fronte alle situazioni più efferate e raccapriccianti, Delmetor conservava uno spirito sensibile. Se per Turboni quel cadavere erano soltanto un certo numero di chili di carne umana da analizzare, per Delmetor erano in primo luogo i resti di un individuo al quale andava prestata la massima attenzione.= Mi scusi commissario... è che quando c'è del lavoro da sbrigare mi prende il buonumore! == Lasciamo perdere... l'ha trovato un vecchietto che abita in quella cascina la in fondo... ha detto che questa mattina è uscito a passeggio con il suo cane: a un certo punto il cane è partito fiutando nell'aria e poi e sparito dietro il casolare. Quando ha cominciato ad abbaiare e non voleva saperne di tornare da lui è andato a vedere che cosa aveva... e l'ha trovato... =Seguito dal dottor Turboni il commissario Delmetor si incamminò verso quella sagomapietosamente coperta da un lenzuolo. La vittima giaceva accasciata ai piedi di un albero, le braccia legate dietro la schiena, girata su di un fianco e rannicchiata in posizione fetale, con la testa ripiegata sul petto. In bocca aveva uno straccio appallottolato. Calzoni e mutande erano abbassati alle caviglie e il terreno era talmente intriso di sangue ormai disseccato da aver cambiato colore e consistenza.= Giralo... = disse Delmetor e temendo quello che il suo istinto gli diceva avrebbe avrebbe visto supplicò mentalmente = Ti prego... ti prego... fai che non sia un'altro di quelli... = Turboni con delicatezza eseguì l'ordine, mettendo così in evidenza la ferita da cui era uscito tutto quel sangue. Era l'unica ferita inferta a quell'uomo. Era la ferita che Delmetor si augurava di non dover vedere un'altra volta; l'aveva vista troppo spesso negli ultimi tempi.= A un primo esame sembrerebbe un'altra vittima del nostro amico... = disse Turboni,immediatamente interrotto dal commissario:= 'sto psicopatico al massimo sarà amico tuo, mio no di certo... == ... si, mi scusi commissario... intendevo dire che il modus operandi mi sembra il medesimo degli altri casi... == Non ci crederai Turboni... ma c'ero arrivato anch'io... == Anche in questo caso non mi sembra ci siano altre ferite... probabilmente è morto dissanguato, come gli altri... gli ha strappato i testicoli e poi l'ha lasciato lì a crepare dasolo... == O magari gli è rimasto accanto a vederlo morire... = disse tra se Delmetor allontanandosi di scatto. Non aveva più niente da vedere, era tutto fin troppo chiaro: un'altra vittima del 'castratore' come lo definivano i giornali e la televisione. Lasciò che Turboni completasse i rilievi e diede indicazioni al fotografo affinchè tutto fosse documentato a dovere.= Martelli, mi raccomado, tutti i dettagli... le tue foto devono documentare la scena delcrimine e non per arricchire la tua galleria di opere dell'orrore... quindi niente foto artistiche! Dacci sotto!! =Roggero Martelli, agente scelto specializzato fotografo, con la mano sinistra nascosta dietro la schiena innalzò il dito medio all'indirizzo del commissario, mentre abbozzava un saluto militare per lasciargli intendere di aver compreso perfettamente i suoi ordini.Delmetor si accese un mezzo Toscano. Ci sarebbe voluto un po' di tempo prima che l'aroma del sigaro riuscisse a rimettere in sesto il suo olfatto e il suo palato, offesi dai vapori dell'eucalipto e del mentolo. Con gli occhi chiusi aspirò una profonda boccata rabbiosa riempiendosi i polmoni e pensando: 'Devo riuscire a prendere quel maledettofiglio di puttana!'.Raggiunse Lozio, che stava parlando con un anziano signore dallo sguardo vispo, con un gran paio di baffoni sbiancati. Sopra a una maglietta leggera indossava una giacca di pelle nera senza maniche e nonostante ormai le giornate cominciassero a rinfrescare ai piedi portava un paio di sandali, senza le calze.= àˆ lui che l'ha trovato... = disse Lozio, immediatamente interrotto dal testimone:= il mì hane... l'è tutto merito del mì hane... l'ha homiciato a'bbaiare... pareva l'avesse visto il demonio 'n persona... io so' horso da lui... Madonnina bella!!! un me lo scorderò più sin che Iddio mi lascia'n terra! == Quell'uomo giace li da qualche giorno = disse Delmetor: = Non si è accorto di nulladi strano nei giorni scorsi... chessò, qualche individuo sconosciuto, qualche rumore strano... == No, no, non mi pare hommissario... he vole... qui 'un ci passa mai nessuno... qui o cisi viene apposta o 'un ci si passa proprio... nell'ultimi tempi 'un sè visto e 'un sè sentito proprio nulla... == Gigio... ma tu se' proprio grullo! = Una donna irruppe fragorosamente nella conversazione: = Tu 'un ti rihordi manco che ci stà tra il naso e la bocca! ...ma 'un ti rihordi la settimana passata... che sentimmo quella motoretta che fece tutto quel baccano di notte... io ti dissi... == O Nina! ma ti voi sta' zitta! = disse l'uomo allargando le braccia = Hommisario, deve scusà la mì moglie, ma ancora nun me riesce di farla sta' al posto suo... in effetti la settimana passata, mi pare fosse mercole o giove... o forse lune... == Mercole, giove, lune... ma 'un ti rihordi che fù marte notte... che si andò a horiharsi tardi che si rimase alzati a preparare il lampredotto per l'indomani... == O Nina, ma ti voi sta' zitta per l'amore del Signore! ... si, era marte notte... di un bel tocco oltre la mezzanotte... ci fu che sentimmo un motore che sgasava, un po' home faticasse... home se nun riuscisse a moversi... o trainasse 'na cosa pesante... =Delmetor e Lozio si guardarono a vicenda. Il commissario chiuse gli occhi abbattuto. Con quelle parole il baffuto toscano aveva tolto ogni residua speranza ai due investigatori:= Un'altra volta, un'altra volta... un'altra vittima di quel bastardo! = sospirò tra i dentiDelmetor insieme a una boccata di fumo del suo sigaro.
Grazie alle impronte digitali non fu difficile risalire all'identià della vittima. Non era sicuramente uno stinco di santo Marash Hoxaj, originario di Durazzo, più conosciuto come 'l'Autista'; il soprannome gli era stato affibbiato nel suo ambiente per esser stato fermato innumerevoli volte alla guida dei più svariati veicoli, senza mai aver conseguito la patente in vita sua. La sua fedina penale era lunga e variata: scafista, magnaccia, furti e rapine, spacciatore. Forse proprio nell'ambiente della droga era possibile cercare di capire qualcosa in più della sua orribile fine.= Lozio... come si chiamano quei due tossici che conosci tu... quei due che bazzicano sempre nei giardinetti della stazione... quello ciccione e quell'altro mingherlino... sipotrebbe chiedergli se conoscevano 'l'Autista'. = Chi, il Bove e Kubo? Giusto! Se c'è sotto qualcosa loro lo sanno di sicuro... andiamo a trovarli... =Come previsto li trovarono ai giardinetti della stazione. A Lozio il Bove parve ancora più grasso dell'ultima volta. La solita barba incolta, il solito sorriso pacifico. Un tossico tranquillo che non aveva mai dato problemi e che non avrebbe mai fatto male a una mosca, sempre impegnato coi suoi traffici, finito chissà come a far parte di quel mondo. Un tipo buono e un po' ingenuo. Dormicchiava stravaccato su una panchina e non si accorse dell'arrivo dei due investigatori. Kubo, con quella sua aria da dandy metropolitano non sembrava neanche lontanamente un tossico. Sempre ben vestito, la frangia lunga che gli cascava sugli occhiali dalla montatura alla moda: visto così lo si sarebbe potuto scambiare per un ragazzo in carriera di buona famiglia. Kubo si accorse del loro arrivo e cercò di defilarsi, ma Delmetor intuendo le sue intenzioni gli tagliò la strada:= Kubo... vai di fretta' == Commissario, sono pulito! Lo giuro! Cosa vuole da me? == Nessuno ti sta accusando... cos'è, delle volte hai la coscienza sporca? == No, beh... no... certo che no! Che c'è? Che volete da me? == Solo qualche informazione: hai mai sentito parlare dell' 'Autista'? == L' 'Autista'? Chi, l'albanese? == Esattamente... == àˆ un bel pezzo che non si vede in giro... perchè lo cercate, ha combinato qualcosa di grosso? == Diciamo che qualcosa di grosso l'hanno combinato a lui... l'abbiamo trovato mortoammazzato... == E io cosa vuole che c'entri? non penserà mica che l'abbia fatto fuori io! == Quello era proprio uno sfigato! = li interruppe il Bove, alzandosi dalla panchina. Alzò le braccia stiracchiandosi e così facendo i calzoni slacciati gli scesero alle caviglie...= Bove, tirati su le braghe o ti devo fermare per atti osceni! = gli intimò Lozio.Con la flemma che lo contraddistingueva mentre si rivestiva, il Bove riprese a parlare:= Un paio di settimane fà era riuscito a zanzare un furgone carico di TV al plasma... c'era da farci un mucchio di palanche. Io gli avevo detto di stare attento: 'vai prudente' gli dicevo, 'tu puoi passare la dogana con una tonnellata di erba in tasca e non ti becca nessuno, ma se sali in macchina, dopo cento metri ti fermano e ti mettono dentro'. Sapete cosa ha fatto 'sto sfigato' Mentre portava il furgone con tutta la roba al banco del Capo per venderla è riuscito a passare col semaforo rosso e un'altro più babbeo di lui gli si è infilato sotto al furgone con tutta la Vespa... credeva di averlo ammazzato e se l'è data senza fermarsi...== E tu come le sai tutte queste belle cose? = chiese Lozio.= Me l'ha detto il Capo banco in persona... dalla botta che aveva preso metà dei plasma si erano sfasciati... == Quindi il Capo potrebbe essere stato l'ultimo ad averlo visto? = disse Delmetor...= Andiamo a trovarlo. = disse Lozio, avviandosi verso l'auto seguito dal commissario. Il Capo era dietro il banco del suo negozio di sviluppo e stampa. Un'evidente copertura per chissà quali altri traffici. Come i due investigatori entrarono in negozio una mezza dozzina di loschi figuri si dileguarono velocemente.= Capo, sai mica se c'è in giro ancora qualche TV al plasma? == Commissario! Cosa dice? Quella non è roba per me. = rispose il Capo e con sicurezza proseguì: = L' 'Autista' è passato di qua, ma l'ho fatto telare al volo... == La merce non era di tuo gradimento? == Commissario, era tutta roba mezza sfasciata... e poi lo sa che ho messo la testa a posto... dopo quel casino con Paco il barese... ho imparato la lezione... == Già ... quella storia del vino pugliese adulterato... = li interruppe Lozio.= Adulterato! Che parola grossa... era soltanto un po' annacquato! == Annacquato? Ma se in quelle bottiglie di 'Primitivo del Salento' c'era soltanto l'etichetta! Ti è andata bene che Paco l'abbiamo messo in gabbia in tempo... quelli della Sacra Corona non scherzano su certe cose... == Gliel'ho detto commissario, con quegli affari ho chiuso: sviluppo e stampo, stampo esviluppo... non c'ho più tempo per altre cose... == Quindi dell' 'Autista' non sai dirci nulla? == ... Nulla! == Io l'ho visto e c'ho parlato... = disse un tipo robusto, in jeans e chiodo di pelle nera,che se ne stava ad ascolarli con le mani infilate nelle tasche, appoggiato allo stipite vicino all'ingresso.= Silver! Quale onore averti di nuovo con noi in città ! ...Cosa ci fai in giro? = gli chieseDelmetor= Io sono sempre in giro commissario! == Silver l'argentino! Come ho fatto a non pensarci... se c'è qualcuno che sa sempre tutto di tutti quello sei proprio tu! = esclamò Lozio. = Era un po' che non ti si vedeva da queste parti... == Affari commissario, affari. Oggi prendo un aperitivo qua, domani vado a prendere un aperitivo la... bisogna sempre muoversi e vedere gente se si vuole combinare qualche affare... == ...Meglio non sapere che genere di affari = disse Delmetor = Piuttosto, cosa sai dell''Autista'? == àˆ venuto anche da me con quella furgonata di TV... quella è roba bruciata gli ho detto... dopo la botta al semaforo c'era certamente qualcuno che lo cercava... me l'avrebbe quasi regalata quella roba... era preoccupato... diceva che pensava di essereseguito... diceva che c'era sempre un tizio... che se lo vedeva dietro da tutte le parti... lo seguiva dappertutto. Aveva una gran paura, sapeva che non era un poliziotto e aveva capito che per lui sarebbero stati guai... == Infatti i guai sono arrivati... l'abbiamo trovato morto ammazzato... == Commissario, per una furgonata di TV non si ammazza nessuno, nemmeno uno come l' 'Autista'... = disse Silver.= Avrà combinato qualcosa di peggio, uno sgarbo alla persona sbagliata... = intervenne Capo.= Già , qualcosa di peggio... = disse Delmetor uscendo dal negozio: 'Cosa deve aver mai fatto per essersi meritato anche lui una fine come quella...'. Delmetor e Lozio stavano attraversando la città in auto, diretti all'istituto di medicina legale. Un tizio su un vespone verdino che procedeva risalendo la doppia fila di auto incolonnate, cambiò improvvisamente direzione tagliando loro la strada e costringendoli a una brusca frenata. Lozio istintivamente diede un colpo di clacson e il motociclista rispose con un gesto del braccio dall'inequivocabile significato.= AV 123482... si segni un po' sta targa commissario, che gliela faccio passare io la voglia di fare lo spiritoso... = disse Lozio. Ma Delmetor era troppo impegnato a riordinare le idee per prestare attenzione a qualcos'altro; cercava di fare il punto della situazione. Presto sarebbero arrivati gli inquirenti che in altre regioni si occupavano dei casi simili verificatisi nelle loro zone. Si erano già incontrati più volte negli anni, fin quasi a diventare amici, e fino a oggi non erano mai riusciti a cavare un ragno dal buco.Erano tutti poliziotti di grande esperienza: il dottor De Luca da Padova, esperto e appassionato di informatica che incrociava infinità di dati al computer. Il commissario Mauro Papa della mobile di Bologna, il più veloce ad arrivare sulla scena di un delitto e sempre in gara con D'Andrea, del commissariato di Modena, su chi per primo arrivava alla soluzione di un caso. Filippi, di Torino, abilissimo a 'sfruttare' la vanità dei criminali facendoli venire allo scoperto lasciando trapelare notizie false e tendenziose sulla stampa della sua città . Poi c'era Quagliarini di Roma, che voleva sempre avere l'ultima parola. Il dottor Giannini di Lecce invece era un fanatico delle ricostruzioni: per lui ogni caso andava riprodotto con un modello in scala della scena del delitto. Rivedersi sarebbe stato un piacere, ma significava essere costretti ad ammettere l'ennesima sconfitta.= L' 'Autista' è il quindicesimo che troviamo ammazzato a quel modo dal '97 a oggi.Ce ne sono stati un po' dappertutto. Milano, Torino, Roma, Bologna, Modena, Genova, Firenze, Padova, Lecce... = disse, ripensando alla carta appesa al muro del suo ufficio: con degli spilli aveva contrassegnato le località dove negli anni erano state rinvenute le varie vittime.= Apparentemente l'unica cosa che li accomuna è la fine che hanno fatto... == Castrati e lasciati a morire dissanguati... == Nessun altro segno di violenza... == àˆ un maniaco sessuale... un feticista che colleziona le palle delle sue vittime... chissà ,magari le tiene in freezer... insieme ai bastoncini di pesce... == Già , una nuova specialità , i 'maroni di Capitan Findus'! = disse serio il vice commissario mentre parcheggiava nello spazio riservato a loro nel cortile dell'obitorio.= Piantala di dir cazzate Lozio! = disse Delmetor senza riuscire a trattenere una risata:= Piuttosto andiamo a vedere se Turboni ha trovato qualcosa... = Turboni aveva da poco finito l'esame autoptico e i suoi aiutanti erano intenti a ricomporre i resti di quell'uomo. Era Tullio che si occupava di 'richiudere'. Tullio fisicamente era l'opposto di Turboni: grande e robusto, la faccia quadrata che sorrideva sempre, anche mentre era intento nelle operazioni più atroci. Era sempre di buon umore: un approccio alla vita sempre positivo, indispensabile per riuscire a sopravvivere a un lavoro come il suo. Spesso scoppiava in una grassa e fragorosa risata apparentemente immotivata. Chi non lo conosceva poteva scambiare quest'ilarità per insensibilità . Era soltanto una forma di autodifesa contro le atrocità che il suo lavoro gli metteva sotto gli occhi. Aveva mani enormi e nonostante ci mettesse sempre la massima attenzione non si poteva dire che la precisone fosse una delle sue migliori prerogative. Tullio lavorava d'impegno e come spesso gli capitava rideva tra se, pensando a chissà cosa.L'altro assistente di Turboni stava risciacquando il pavimento con la canna dell'acqua, controllando a distanza il lavoro di Tullio. Anche lui a suo modo era un tipo particolare. Il suo vezzo era quello di portare sempre una bandana che gli fasciava il cranio rasato. Ombroso e di poche parole, con il suo carattere schivo era l'esatto opposto di Tullio e spesso mal sopportava il perenne buonumore del collega. All'ennesimo accenno di risata di Tullio, non potè fare a meno di intervenire.= Se ghe da rid' Sta atent! Varda cusa te se drè a cumbinà ... te se propri n'orso! =Tullio alzò gli occhi serafico, e sorridendo gli rispose:= Arnaldo... ma va' a cagare! = finendo la frase con una delle sue fragorose risate che rimbombò sinistra nei corridoi dell'obitorio.= Dai, forza... daag a doss a chel sciur lì... sara sù sta panza che andem a ca' che l'è già mo l'ura! =Turboni si tolse il camice e fece strada a Delmetor e Lozio verso il suo ufficio.= àˆ tutto esattamente come tutte le altre volte. Se si esclude qualche escoriazione dovuta alla caduta, l'unica ferita, che non sarebbe mortale se solo si fosse intervenuti in tempo, e quella all'inguine. I testicoli sono stati asportati di netto e anche in questo caso non c'è alcun segno di taglio. La pelle appare strappata e lacerata con un segno netto. Anche questa volta gli ha infilato i testicoli in un cappio fatto con un cavetto metallico sottile e robusto o un filo di nylon: poi è stato trascinato con le mani legate dietro la schiena. Finchà© c'è riuscito gli ha corso dietro. Poi quando è caduto è stata la fine... i tessuti non hanno resistito... non avrebbero mai potuto resistere... deve aver provato un dolore terribile. Ci sarà voluta più di mezz'ora per perdere conoscenza, poi è svenuto in mezzo a un lago del suo stesso sangue... per non risveglairsi mai più.== Nient'altro' = chiese speranzoso Delmetor.= Niente! Quel dannato bastardo è scaltro... non c'è altra traccia... l'unica cosa è che si può escludere che l'abbia 'trainato' con un auto. Il 'baffo', quel toscano che l'ha trovato e che abita da quelle parti è sicuro che di automobili non ne ha ne viste ne sentite, mentre la moglie è certa di aver sentito il rumore di una motoretta o di uno scooter. == In quel punto non ci sarebbe nemmeno stato lo spazio per manovrare con un'automobile = Confermò Delmetor = ...un po' poco per poter formulare qualche ipotesi: Sul terreno non ci sono tracce. Non sappiamo il tipo di moto. Non sappiamo dove può aver incontrato l'assassino... non sappiamo perchè l'ha fatto fuori... non sappiamo un cazzo di lui! Questa è la verità ! = Delmetor usci dall'ufficio di Turboni sbattendo la porta, masticando nervosamente il mozzicone di toscano che stringeva tra i denti. Lozio si congedò da Turboni senza dire una parola, innalzando le sopracciglia eannuendo alle affermazioni del suo superiore.'Riusciremo mai a capire chi è?' si domandò anche Turboni. Con le ultime pastose pennellate non era riuscito a cogliere l'esatta sfumatura dello spettacolare tramonto che vedeva dalla sua casa sui colli appenninici. Nel complesso non gli era venuto male: c'era una certa atmosfera riprodotta sulla tela. Ma non c'era la sensazione che aveva provato. Era soddisfatto ugualmente. Aveva lasciato che fosse il cuore a muovere il pennello. Era più importante quello che faceva il cuore piuttosto di quello che riusciva a fare la mano. Disegnare un'emozione non era questione di tecnica, ma piuttosto una faccenda di pancia. Dovevi 'sentirla' una cosa se volevi cercare di trasmetterla anche gli altri. Prese la tela ed entrò in casa, lasciando colori e cavalletto fuori, sul terrazzo.Si versò un bicchiere di Sangiovese e staccò qualche scaglia di grana: più tardi si sarebbe cucinato una bistecca come si deve. Mise un CD nel lettore prima di sedersi davanti al computer. Il modem squittì e scricchiolò fino a connetterlo alla rete. Avvicinò il puntatore al lato destro del monitor e si aprì la colonna dei preferiti. Cliccò sul primo link in alto alla colonna. Una schermata azzurra, poi un banner con tante facce conosciute. Click, click... ecco il forum.Le prime struggenti note di 'Feels so good' di Chuck Mangione si diffondevano nella stanza buia, rischiarata solo dal bagliore del monitor. Con lo sguardo scorse i titoli dei vari post: uno in particolare attrasse la sua attenzione. In tanti avevano già postato le loro risposte. Il messaggio arrivava da Bologna: un tale aveva lasciato il suo T5 in panne lungo la tangenziale e quando era tornato a riprenderlo non l'aveva più trovato. Rubato. Chiuse gli occhi sospirando: 'un'altra volta... l'hanno fatto un'altra volta...'. Non erano passate neanche tre settimane e ora avrebbe dovuto nuovamente intervenire.Sospirò di nuovo e bevve un lungo sorso di vino. Con le dita della mano ancora macchiate di colore digitò il suo messaggio: 'Nonostante tutto c''è ancora chi fà cose del genere. Dovrebbero imparare che ci sono cose come le Vespe che vanno rispettate. C'è chi le ruba, chi le ignora nel traffico e le investe. Ci sono vandali che le danneggiano... non hanno ancora imparato che certe cose non si fanno? Hai tutta la mia solidarietà ... e anche qualcosa di più... ti auguro di ritrovare al più presto la tua Vespa. Ciao.'. La firma al messaggio sarebbe uscita in automatico.Dopo il toccante inizio ora il brano jazz diffuso dalle casse dello stereo era più ritmato e accattivante e gli mise addosso una gran voglia di mettersi subito in azione. Raccolse con la mano le scaglie di grana rimaste e se le ficcò in bocca tutte insieme, masticando voracemente, con lo sguardo fisso rivolto verso il monitor ma senza guardarlo veramente. La sua mente aveva iniziato a pianificare meticolosamente quel che avrebbe fatto nelle prossime ore. Bevve avidamente un gran sorso di vino e alcune gocce gli colarono dagli angoli della bocca sul mento e lungo il collo. Se le asciugò passandoci distrattamente il dorso della mano. Per raggiungere Bologna non ci avrebbe impiegato molto. Non sarebbe stato difficile sapere qualcosa di quella Vespa: a Bologna quando sparisce una macchina o una moto si può stare quasi certi che al quartiere del Pilastro ne sanno qualcosa. Per lui c'erano cose che più di altre meritavano rispetto e considerazione. Cose ideate genialmente, pensate con intelligenza e progettate con raziocinio. Cose costruite con passione e possedute con amore. Cose che meritavano rispetto e considerazione. Cose che finivano per avere la stessa importanza di una persona cara... di un figlio... di un bambino... e i bambini non si toccano! E se c'era una cosa che più di tutte le altre secondo lui rappresentava questo concetto, questa era la Vespa. Ma non quelle moderne costruite alla giapponese, senza amore e senza passione, messe insieme come si allevano i polli in batteria, per ottimizzare i costi e averne un maggior guadagno. Erano le Vespe 'di una volta', quelle fatte di ferro e sudore d'officina, dove in ogni dado e in ogni bullone riuscivi a percepire del sentimento. Non gli interessava ritrovare quella Vespa: gli oggetti e quindi anche le Vespe avevano un loro proprio destino su cui non si poteva interferire. Le cose, gli oggetti, venivano costruiti, venduti, persi e ritrovati, rubati o distrutti. L'uomo non aveva una parte sostanziale in questo disegno superiore. Erano gli oggetti stessi a decidere che fine avrebbero fatto, se sarebbero funzionati a dovere o da chi sarebbero stati posseduti. Il destino di quella Vespa era già segnato senza che lui o nessun altro avrebbero potuto farci nulla. Ciò che a lui interessava era chi si era indebitamente impossessato di quella Vespa, mancando di rispetto a un oggetto che non era un'oggetto qualsiasi: era una Vespa! Non si ruba una Vespa! Non la si ruba per farci soldi! La Vespa si ama e al massimo si può 'rapirla', non rubarla... rapirla dal garage di qualche avido collezionista che le accumula e le lascia ferme come inutili soprammobili... allora si che è lecito 'rapirle', per riportarle a correre lungo le strade. Era totalmente preda dei suoi pensieri e dei suoi deliri. I pensieri gli si accavallavano nella mente contraddicendosi l'un l'altro, precipitandolo sempre di più nella sua lucida follia.Scese da basso e da sotto il portico entrò nel locale che utilizzava come rimessa. Sollevò la botola da dove un tempo si prelevava l'acqua dal pozzo ormai prosciugato. Scese lungo la scala a pioli. Un fioca lampadina illuminava il minuscolo locale che un tempo fungeva da riserva idrica. Aprì una cassetta di legno e ne estrasse due buste quadrate di carta giallina. Con l'esperienza aveva affinato la sua tecnica: all'inizio utilizzava del filo da pesca, ma ben presto si accorse che non era adatto: troppo elastico e poco resistente per quello che serviva a lui. Però era stato proprio il filo da pesca a dargli l'idea di quella giusta punizione: 'bisognerebbe impiccarli per le palle con del filo da pesca...' aveva scritto qualcuno una volta sul forum. Il giusto castigo. Alzò gli occhi alla mensola dove erano allineati quindici vasetti di vetro. In ogni vasetto l'alcool conservava al meglio il macabro trofeo. Erano disposti in ordine cronologico: nei primi il liquido cominciava a essere leggermente ingiallito, ma il macabro contenuto era sempre perfettamente riconoscibile. Nell'ultimo l'alcool era ancora rosato dalle tracce di sangue. Ne esaminò compiaciuto il contenuto: la tecnica ormai gli consentiva una perfetta estirpazione, quasi le avesse staccate a mano col rasoio. Quel bastardo non si meritava una fine così 'pulita': aveva tirato sotto un distinto signore che viaggiava su di un bel PX rosso fiammante e non si era nemmeno preoccupato di soccorrerlo... Aprì la più grande delle buste in carta per controllarne il contenuto: srotolò una grossa corda di pianoforte e tenendola tra i denti, con la mano aprì anche la busta più piccola. Una corda di chitarra, un sottilissimo e robustissimo 'mì cantino'. Formò un cappio con quest'ultima e poi congiunse le due corde attorciglandone sapientemente le estremità . Arrotolò il tutto, lo infilò nella busta più grande e se la infilò in tasca; spense la luce e risalì la scala.Di nuovo nella rimessa guardò le sue Vespe per decidere quale utilizzare: il '50ino' azzurro era la sua preferita, ma anche se era stato elaborato non era abbastanza potente. La '90' era un po' troppo delicata: era la sua bimba più bella e decise di lasciarla a riposo. La 'faro basso', il vecchio leone di cento battaglie: sarebbe stata lei ad accompagnarlo un'altra volta.Si abbottonò il giubbotto e si allacciò il casco. Ormai era buio ma l'incerta luce del fanale era più che sufficiente in una notte limpida come quella.Innestò la prima dando con la protesi un colpo in avanti alla speciale leva che aveva montato sulla sinistra del manubrio per riuscire a guidare la Vespa nonostante......una mano era più che sufficiente per fare quello che doveva... l'importante era chefosse il cuore a muovere quella mano. Nota dell'autore: ...ovviamente ogni riferimento a cose e persone è 'puramente' casuale! Se delle volte qualcuno dovesse riconoscersi tra i personaggi di questo racconto, mi auguro di cuore che non si senta offeso, e nel caso me ne scuso. Io mi sono divertito un sacco a scriverlo e spero altrettanto per chi l'ha letto. Aspetto con curiosità i vostri commenti!
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| Giallo Vespa. | Login/crea un profilo | 14 Commenti |
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da Flavio 23 Set 2004 - 13:47 (Info utente | Invia il messaggio)
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Mi sono permesso di mettere un post specifico sul forum...
E' troppo bello per rischiare che qualcuno non lo veda...
Con ammirazione.
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da capobanco 23 Set 2004 - 14:08 (Info utente | Invia il messaggio)
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Semplicemente fantastico!
Mi ha preso veramente un sacco!
Porca boia Lore' scrivi veramente bene!
COMPLIMENTI
CIBBI
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da xilen (scooterboy@trieste.it)
23 Set 2004 - 14:15 (Info utente | Invia il messaggio)
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SPECIALE! Grande Lorenzo205!!! Bravobravobravo, continua così!
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da vespamodelli (pippo@poste.it)
23 Set 2004 - 17:48 (Info utente | Invia il messaggio)
http://www.vespamodelli.it)
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Ha, Loré . . . te sei di fuori . . . E' BELLISSIMO!!!
So rimasto inbetito per un po' è micidiale!!!
Sabebbe pure bene che lo leggessero i ladri e gli investitori di Vespa . . . He, he, he.
Complimenti . . .
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da DartDuck 23 Set 2004 - 18:38 (Info utente | Invia il messaggio)
http://http://)
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Sei fenomenale!!!!!!!!!!!!
Mai pensato di scrivere libri gialli?????????
Appena puoi deliziaci ancora.............
Ciao, Marco.
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da zak61 24 Set 2004 - 16:59 (Info utente | Invia il messaggio)
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Veramente ben fatto! Complimenti vivissimi Bella l'idea e ancora più bella la realizzazione.
Sto già pensando che se ne potrebbe realizzare un bel Cortometraggio ... ... pieno di Vespe e, ovviamente, con i veri protagonisti!
Allora, che ne dite?
Ciao
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da V11T 02 Dic 2004 - 14:57 (Info utente | Invia il messaggio)
http://)
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Accidenti che bello!!!!!!!!! Un vero giallo pieno di suspense.Lorenzo205  hai del talento,coltivalo........non si sa mai. Considerato che e' scritto da un dilettante e' superiore a tanta "cianfrusaglia che circola spacciandosi da giallo". Proprio bravo. A quando il prossimo???
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Re: Giallo Vespa.
(Punti: 1)
da Lorenzo205 03 Dic 2004 - 19:15 (Info utente | Invia il messaggio)
http://)
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...prossimamente un salto nella fantascienza (o fanta-scemenza?) vespistica.
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