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Lorenzo205

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  1. Nuovo, anzi NUOVA Admin

    Benvenuta a bordo Deb, mi raccomando, ogni tanto banna il Cele per 48 ore, una cosa random, senza motivo. Tu non sai perché lo fai ma lui sa di meritarselo.
  2. Esco a fare due passi. Anzi, tre.

    Grasssie grassie mi piacerebbe che 'sto post chilometrico oltre a far venire voglia di andare a farsi un giro allo Stelvio possa stimolare chi gira in Vespa e passa da questa sezione del forum a scrivere dei propri giri / vacanze, come si faceva una volta in epoca pre-facebook
  3. Esco a fare due passi. Anzi, tre.

    ...intendi il sistema di fissaggio del navigatore GPS cartaceo? sono strisce di camera d'aria, utilissime anche quando passi dall'edicola a comprare la Gazzetta! l'occhiello nella manopola serve a passarci un catenaccio che poi vado a chiudere nel suo "lucchetto " imbullonato vicino al rubinetto della benza, se ci fai caso lo vedi accanto alla borraccia nella foto davanti al cartello del passo Gavia
  4. Esco a fare due passi. Anzi, tre.

    Ti ringrazio, l'ho scritto "a posteriori" ma ho cercato di rendere l'idea del racconto "live". comunque è squisito anche il panino con wurstel hotdog-style, è che Oetzi un po' che parla da solo, un po' che fa facce strane è una sagoma!
  5. Esco a fare due passi. Anzi, tre.

    e mi raccomando il panino da Oetzi!
  6. Esco a fare due passi. Anzi, tre.

    Ciao Mass, in cima allo Stelvio ci sono sempre arrivato, anche quando non me l'aveva ancora pimpato il Piccio ed era 125 originale, piano piano ma ci si saliva. La prima volta a un certo punto ricordo che andava così poco che mi ero spaventato ed avevo messo in pratica un consiglio che mi avevano dato, ovvero negli ultimi km avevo tolto il coperchio del filtro aria ed era bastato a farcela. Adesso va su decisamente meglio ma quando si comincia ad arrivare dove le piante non crescono più comincia a tendere a faticare e bisogna andare cauti con la manopola del gas perché se apri veloce tende a strozzarsi.
  7. Esco a fare due passi. Anzi, tre.

    ME, MYSELF AND CHARLEY. Andare in Vespa sullo Stelvio è una di quelle cose che ogni vespista dovrebbe fare almeno una volta nella vita. Se ci sei già salito una volta la tentazione di tornarci prima o poi è forte. Quando come il sottoscritto ci sei già salito un tot di volte che nemmeno ricordi bene quante, il Passo dello Stelvio resta comunque una meta per la quale vale la pena di fare un po' di strada, per la strada in sé ed anche per i panini che si mangiano in cima al Passo, ma andiamo con ordine. Tra me e la Valtellina c'è di mezzo un ostacolo, un gran bell'ostacolo, il Lago di Como: fino a Como ci arrivo in fretta, poi Erba e da lì via verso "il ramo" di Lecco, quello che per dirlo alla Manzoni "...volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, ecc. ecc...". Lecco è una bella cittadina, ci sono passato un sacco di volte (molte più di quelle che sono salito sullo Stelvio), eppure ogni volta nonostante mi ci avvicini con entusiasmo e l'animo predisposto al meglio finisco sempre per restarne infastidito. Sarà per via del delirio viabilistico che conduce in città da quando da strada normale un bel giorno è stata promossa al rango di superstrada, bannando dalla libera circolazione i motocicli inferiori a 149cc, senza alcuna seria alternativa percorribile. Una volta ci ho provato a seguire una possibile via alternativa e mi sono trovato con la Vespa su una pista ciclabile che è meno di un tratturo agricolo. Pure i ciclisti schifano, ed infatti poi te li ritrovi tranquilli beati e pedalanti in superstrada. Lecco per me è come quel conoscente che incontri di rado ed ogni volta rivedi con piacere. Ma lui, bastardo, come gli fai un sorriso pronto tende la mano, tu gli porgi la tua e lui, ogni maledetta volta, all'ultimo con un gesto veloce si sottrae alla stretta e ti tira un buffetto sui coglioni. Simpaticissimo. E anche a 'sto giro Lecco non si smentisce. Come svolto e punto il lungolago con uno di quegli scorci che solo il Lario in una giornata di sole sa regalare Lecco mi porge la mano. Allungo la mia accostando a lato della strada per parcheggiare di fronte a un bar, accanto a decine di altre moto. Non faccio a tempo a mettere giù il cavalletto che tak!, ecco le botta nelle palle nella forma di una solerte vigilessa sbucata non si capisce da dove: "se la lascia lì il caffè le costa 48 euro di sosta vietata più altri 48 di transito in zona pedonale...". Ammicco alle altre moto e la solerte mi fa: "io ho beccato lei". Capita l'antifona il caffè vado a bermelo da un'altra parte ed anche a 'sto giro la simpatica Lecco non si è smentita. Galleria pussa via: la SS36 coi suoi tunnel non è roba da Vespa. Anche qua chi non arriva a 149cc è bannato ma al di la di ciò è una strada che trovo pericolosa oltre che brutta come il peccato. La mia risalita della sponda orientale è rigorosamente lungo la strada vecchia, la panoramica SP72, con prima tappa a Mandello del Lario. io dico, a Mandello non è che avete da mostrare al pubblico il Colosseo, la Guzzi c'avete, che poi per ogni motociclista passare davanti a questa fabbrica in effetti è un po' come passare davanti al Colosseo e una foto ci scappa sempre. Ma allora perché non ce li spendete due soldi per una freccina che indichi da che parte andare a cercarla? Si, vabbé, ci sono quei due pannelli a lutto ai lati del sottopasso ferroviario, ma non è che sia immediato capire che ti ci devi infilare sotto. Dopo il selfie di rito la galoppata fino a Colico scorre piacevole, diversi scorci sono spettacolari, tipo a Varenna o all'orrido di Bellano o il tratto di strada in pavè che attraversa Dervio. Una volta giunto a Colico punto deciso la Valtellina, seguo la segnaletica per Sondrio ed eccomi catapultato senza via di scampo in un tratto di superstrada, ma per quella straordinaria coerenza tipicamente italica quassù il limite è di 125cc. Non che la cosa mi metta finalmente in regola, che il mio PX125 di libretto di cc ne segna solo 123, ma visto che il mio Charley gode di un upgrade di una cinquantina di cc oltre il lecito me ne sbatto le balle. Bypasso il capoluogo in tangenziale e, impaziente, mi fiondo a Bormio: ormai le montagne sembrano lì a portata di mano e non vedo l'ora di arrampicarmi. Arrivato ai piedi di sua maestà un'amara sorpresa: il passo è chiuso per "manifestazione ciclistica". Cioè? Fatemi capire! Mi chiudi il passo di sabato con motociclisti che arrivano apposta da ogni dove e lungo tutta la SS38, non dico già da Colico che sarebbe logico, ma almeno da Sondrio in poi non mi metti nemmeno un avviso? E tutti quei display che ci sono lungo la strada? Tutti quei soldi spesi solo per dirmi "guida con prudenza"? Sono da poco passate le 13, la strada è chiusa già dalla mattina presto e riaprirà solo alle 14. Allo sbarramento c'è una mandria di bikers già belli imbufaliti. Qualunque alternativa mi farebbe perdere più tempo, così mi defilo e mi trovo un posto all'ombra. L'inconfondibile rumore di un due tempi mi fa alzare lo sguardo, è un altro PX. Il tizio si ferma, arriva da Novara pure lui per salire allo Stelvio, mi dice che non ha voglia di aspettare e che va a farsi il Gavia, cosa che farò anch'io ma dopo pranzo, poi mi saluta e se ne va. L'attesa è snervante. Quando mancano cinque minuti mi porto in prossimità della transenna, dove il branco di bikers si è fatto consistente. E rumoroso. Alle 14 meno qualche istante qualcuno rompe gli indugi e scatta il gran premio della montagna, una roba da disgraziati su due ruote degna dei peggiori al TT dell'Isola di Mann. Inevitabile che accada appunto l'inevitabile: le auto che seguono gli ultimi pedalatori salgono a passo d'uomo e quando le moto le raggiungono la massa prima rallenta, poi si blocca e qualcuno stravacca a terra da fermo. Nessuno si fa male ma ne vien fuori un gran casino. Sprezzante degli sguardi di odio di quelli appollaiati in precario equilibrio su colossali motocicli, l'agile PX sorpassa contromano l'ingorgo e dribblo le moto schienate, dopo di che io e Charley abbiamo strada libera fino in vetta. Lo so, lo so, sono cose che non si dovrebbero fare, ma volete mettere la goduria? Tutta 'sta strada mi ha messo un certo appetito ed ormai il panino in cima al passo e lì a un passo. Il mio pusher di fiducia è un tamocco che ha il suo banchetto sulla destra, subito oltre lo scollinamento che scende in Val Venosta e lo trovi sempre lì 365 giorni l'anno, indifferente a pioggia, neve, vento o sole. In testa porta un cappello in feltro a punta, di quelli da gnomo, e si fa chiamare der Bürgermeister (il sindaco), ma per tutti è Oetzi, la mummia del ghiacciaio. In effetti la sua faccia cotta dal sole e dal vento un po' mummificata lo pare. Se volete che vi disprezzi chiedetegli pure un wurstel nel pane bianco con la ketchup. Se invece volete essere presi in seria considerazione chiedete un bradwurst nel pane nero con tanti crauti e una cazzuolata di senape. Sarà felice lui e farete la gioia del vostro palato. Il caffè ho in mente di andare a bermelo su Gavia, quindi giù di nuovo fino a Bormio e poi su per la Valfurva. Se La strada dello Stelvio colpisce perché è maestosa, la salita del Gavia affascina per la sua asprezza, che si accentua quando si supera la cosiddetta linea degli alberi, la quota che definisce la soglia oltre la quale in Europa non crescono più nemmeno le conifere, attorno ai duemila metri. Posteggio davanti alla casa parrocchiale, di fronte al rifugio Bonetta. C'è un altro PX e mi ci piazzo accanto: è del tizio incrociato ai piedi dello Stelvio. Mi guarda, mi sorride e mi fa: "Senti, da quando ti ho visto c'è una cosa che mi frulla in testa: ma tu delle volte sei mica quello della Patagonia?". Va a finire che il caffè me lo offre lui: questa cosa che a distanza di anni qualcuno ancora mi riconosca e si ricordi di me e del mio libro mi gasa, ed ogni volta provo un po' di imbarazzo per essere considerato il front man di quella grande avventura mentre in realtà è stato tutto quel gruppo meraviglioso a fare l'impresa e per conto mio non sarei mai arrivato tanto lontano. Dopo il caffè scendiamo assieme fino a Ponte di Legno, dove ci salutiamo ed ognuno va per la sua strada. La mia sarà quella del Mortirolo, una salita cattiva (il versante più tosto però è quello che io farò in discesa) che mi riporterà in Valtellina. Era un bel po' che non ci passavo, la prima volta è stata una vita fa, quando il Mortirolo non era ancora stato reso popolare dal Giro d'Italia e in cima c'era giusto una targhetta formato A3 che quasi non la vedevi. Di nuovo sulla SS38 prendo la direzione di Sondrio. È quasi ora di cena. Pensavo di aver trovato una stanza (tramite booking.com) ma quando arrivo a Castel dell'Acqua scopro che in realtà avrò a disposizione un intero appartamento ad un prezzo di poco superiore a quello di una piazzola in campeggio. La famiglia è davvero ospitale, tutto è molto ordinato e pulito. Si è fatta una certa ed ho un discreto appetito, così mi do una rinfrescata veloce e mi lascio consigliare dai padroni di casa un locale per cenare (ristorante "La Svolta", via Madonnina, 35 - Chiuro). Lo raggiungo in pochi minuti e la stranezza che sempre si prova mangiando soli al ristorante passa in secondo piano davanti a tanto ben di Dio: affettati misti con la bresaola a farla da padrone e giardiniera di accompagno, poi i mitici sciatt ("sciatt" nel dialetto di questa zona significa rospo: sono delle frittelle di grano saraceno con un cuore di formaggio fuso, e si mangiano insieme a l'insalata amara tagliata fine: libidine!). A seguire, ça va sans dire, pizzoccheri. La morte del pizzocchero e nel burro fuso, e questi sono morti affogati, pace all'anima loro e grandissima goduria per quella mia. Ci sarebbe dell'altro ma sono full, la cameriera mi propone un sorbetto: "lo preferisce al limone, limone e vodka o Braulio?". Limone e Braulio?, domando. "No no, proprio sorbetto al Braulio". La tentazione è forte, ma ho già ingollato un bel birrozzo e non vorrei mettere a rischio la patente, quindi vai di limone liscio e caffettino (tutto compreso 18 Euro). Sono bollito e ben prima di mezzanotte sono in branda. h 04,35: un boato squarcia la notte. Apro un occhio e tendo l'orecchio, sta diluviando. Il rombo dei tuoni tra le montagne è fragoroso: lampi, fulmini e saette si susseguono senza sosta e l'acqua vien giù a secchi: ma che bello è in frangenti come questo starsene al calduccio in un letto? h 07.00: suona la sveglia e sta ancora piovendo di brutto, ma la cosa non mi turba. Non è che adori viaggiare sotto la pioggia, ma sono ben attrezzato e poi ho sempre girato con qualunque meteo, tanto che ad acqua, sole, vento, pioggia o neve non ci ho mai fatto caso. Una volta. Oggi sono meno temerario, o più saggio, fate voi. Punto la sveglia alle nove e mezza e mi infilo di nuovo sotto le lenzuola. h 09.30: ri-suona la sveglia e sta ancora piovendo di brutto. La stanza dovrei lasciarla alle dieci, cheppalle. Prendo il telefono per chiamare la tipa della casa per chiederle se posso trattenermi fino a mezzogiorno: magari fa in tempo a smettere di piovere e se vado a casa diretto in quattro ore ci arrivo e... non faccio a tempo a cercare il numero della signora che d'incanto, come in un cartone della Disney dopo il bacio alla principessa, ecco uno spicchio di cielo di un azzurro abbacinante squarciare le nubi: non piove più! Un quarto d'ora dopo sono già in strada sotto un sole limpido che fatica a scaldare. Oggi la mia strada sarà la costa occidentale del Lago di Como. Ieri il panino di Oetzi e la cena valtellinese hanno messo a dura prova il mio metabolismo, quindi opto per qualcosa di più salubre. Ad Ardenno a lato strada vedo il furgone di un tipo che vende mirtilli e per la colazione healty way sono a posto. La tempesta di stanotte e le nubi di questa mattina ormai sono un vago ricordo e quando sono a Sorico, dove il fiume Mera si immette nel Lario nel punto più a nord del lago, la vista dal ponte è strepitosa. L'intenzione è quella di mantenermi sulla Vecchia Strada Regina, ma è una lotta impari contro una segnaletica ottusa che come mi distraggo mi manda ad infognarmi nelle gallerie della SS340. La mia caparbietà è ripagata dalla bellezza di quanto mi circonda e dal poco traffico di questa strada secondaria. Quasi senza accorgermi arrivo a Menaggio, dove per mangiare un boccone conosco un posticino strategico: l'ostello. "La Primula - youth hostel" è in un edificio senza fronzoli abbarbicato sulla costa da dove si gode di una vista lago spettacolare, una posizione da far invidia ad un grand hotel. La cosa bella degli ostelli è l'assenza di formalismi. In qualunque altro posto mi avrebbero piazzato in un tavolino per conto mio tipo ieri sera, invece qua è normale sentirsi dire "siediti pure lì con gli altri". Gli altri li conosco nel tempo di un sorriso, sono un ragazzo turco che dopo aver fatto qualche lavoretto di giardinaggio si 'sta bevendo una birretta ed intanto chiacchiera con una ragazza russa che vive a New York, dove lavora per una ditta di abbigliamento che l'ha spedita a Biella per acquistare dei tessuti. Ci sono poi due australiane di Sidney, madre e figlia, che ben oltre mezzodì stanno facendo colazione con yogurt e muesli. La mamma è una bella signora e Maggie, la figlia, un vero schianto. Potrebbe essere la sorella maggiore (ma di poco) di Cristiana Capotondi: niente trucco, capello ramato, occhi chiari e una spruzzata di lentiggini sparse sul pallore arrossato di braccia e viso. In testa cappello di paglia d'ordinanza da turista anglosassone nel Bel Paese. Uno stereotipo ai miei occhi come devo esserlo anch'io per loro nei miei panni di italiano che gira in Vespa. Il turco parla bene l'italiano e Maggie lo mastica discretamente e fa da interprete per la madre e la russa, così riusciamo a conversare. La cucina dell'ostello è conosciuta per le sue grigliate ma resto fedele ai miei buoni propositi e vado di insalatona. Gli anglofoni si stupiscono della mia scelta, increduli che un italiano possa cibarsi di qualcosa che non sia pastasciutta. Narro della mia overdose di proteine animali del giorno prima e spiego che oggi compenso con un po' di vegetali. "Healty way!". La mia dieta salutista riscuote un inaspettato successo, tanto che le australiane finito lo yogurt ordinano a loro volta un'insalatona, seguite a ruota dalla russa. Il turco invece si interessa al mio giro in Vespa. Gli dico che dopo mangiato andrò a Bellagio e lui non sembra capacitarsi della cosa: "Tutta quella strada? Uh! Ascolta fratello, lascia qua tua Vespa, a Bellagio vai col ferry... meno fatica!". Non so spiegarvi, è stato come se si fosse accesa una spia rossa lampeggiante nel pannello di controllo del cervello. Sarà che il tipo aveva una faccia che ricordava troppo Aziz, il turco del film Mediterraneo che stordisce di canne il tenente Lo Russo e tutta la brigata e poi li lascia in mutande, fatto sta che a mollare lì la Vespa non ci penso proprio. La Vecchia Via Regina passa letteralmente tra una casa e l'altra e rallenta l'andatura, ma le "case" lungo questa strada non sono semplici case: a Tremezzo c'è Villa Carlotta, famosa nel mondo per la fioritura delle azalee del suo parco botanico e per le opere del Canova e di altri maestri conservate nel suo museo. A Lenno poi c'è Villa Balbianello, strepitosa dimora resa celebre da alcune scene del film Guerre Stellari girate nel magnifico giardino che affaccia sul lago. Restando in ambiente hollywoodiano, meno importante dal punto di vista architettonico ma ormai tappa must per chi passa da queste parti, a Laglio c'è Villa Oleandra, esclusiva e super sorvegliata dimora lacustre della star George Clooney. Una volta a Como doppio la città e risalgo con pazienza il ramo che porta a Bellagio, dove mi fermo per un gelatino nei pressi dell'imbarcadero di questa elegante località, situata nel punto esatto dove incrociano i rami di quella "Y" capovolta che è il Lago di Como. Riprendo la strada mollando la litoranea e una manciata di chilometri dopo sono a Civenna. Dal belvedere si gode una vista senza eguali del Lario che si snoda come un fiordo verso nord: sono giunto dalla parte opposta rispetto al ponte di Sorico dove mi sono fermato questa mattina a fotografare il fiume Mera che entra nel lago. La mia girata volge al termine, mi prendo giusto il tempo di fare un dispetto ai ciclisti transitando in Vespa da questa "loro" strada che passa dal Santuario della Madonna del Ghisallo, visto che ieri "loro" sono venuti a dar fastidio su per una strada da bikers quale la salita dello Stelvio. Senza accorgermi sono di nuovo a Erba, poi Como e sono a casa in tempo per la cena. p.s.: se avete avuto il buon cuore e la costanza di leggervi tutto me lo lasciate un commento?
  8. ciao maska!!!! ...quanto tempo! p.s.: no, non ero io.
  9. ...una triste notizia

    ricordate quale fosse il suo nickname?
  10. TRAGUARDO RAGGIUNTO !!!! Il libro "In Vespa Oltre l'Orizzonte" verrà finalmente ristampato! ci sono ancora due giorni disponibili per ordinarne una copia
  11. Caro Tabarelli se Nerox non ti risponde avrà i suoi motivi (Vespa già venduta o in trattativa con altri), in ogni caso NON SERVE A NULLA segnalare ripetutamente questa discussione ai moderatori.
  12. Oggi il Museo Piaggio pare ne abbia ordinate 25 copie in un botto e quando mancano 6 giorni la raccolta è al 75%...
  13. questo articolo pubblicato da IN SELLA spiega molto bene tutta l'operazione http://www.insella.it/news/giorgio-bettinelli-una-raccolta-fondi-per-ristampare-in-vespa-oltre-lorizzonte-140371
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