Vai al contenuto

Lorenzo205

Moderators
  • Conteggio contenuto

    8078
  • Registrato

  • Ultima Visita

  • Giorni ottenuti

    2

Lorenzo205 ha vinto l'ultimo giorno in 20 Febbraio 2017

Lorenzo205 ha il contenuto che piace di più!

Che riguarda Lorenzo205

  • Compleanno 03/08/1963

Ospiti che hanno visualizzato il profilo

Il blocco recente degli ospiti è disabilitato e non viene visualizzato dagli altri utenti.

Lorenzo205's Achievements

Explorer

Explorer (4/14)

  • Reacting Well Rare
  • Dedicated Rare
  • First Post Rare
  • Collaborator Rare
  • Posting Machine Rare

Recent Badges

41

Reputazione comunità

  1. ciao, se conosci la stringa dei link qualcosa potresti recuperarla con WayBackMachine https://archive.org/web/
  2. Grazie per averlo condiviso!
  3. ...neverending story! https://buenosaires.italiani.it/lorenzo-franchini-hasta-el-fin-del-mundo-en-una-vespa/
  4. Davvero non ci sono parole, c'è solo una tristezza infinita, e non consola nemmeno un po' sapere che "lassù" è in buona compagnia.
  5. Non avendo mai girato in Vespa in Inghilterra quella della testa inclinata non la sapevo proprio. Bel video, bravo!
  6. 🍾🔪🥂 una sciabolata per il nostro Gringo!
  7. siamo quasi coetanei 🙃 benvenuto!
  8. 7 agosto La mia bandiera. C'è chi la odia e chi la ama. Io faccio parte della seconda categoria. Mi sento fortunato ad essere italiano, perché nel mio piccolo, ho viaggiato un po' e mai come in Italia ho trovato bellezza, cultura, ospitalità, gioia, emozioni e sapori. Essere italiano, nel mondo, spesso è un buon biglietto da visita che ti apre tante porte. Chi c'è stato ne declama le bellezze, chi non c'è stato, sogna di andarci e ti tempesta di domande. Ho sempre avuto l'orgoglio di appartenenza. Secondo me è una cosa innata: o ce l'hai o non ce l'hai. Bisogna avere qualcosa in cui credere, per cui lottare, altrimenti la vita perde di gusto. La bandiera che vedete in foto la custodisco da anni. È una di quelle di fattura militare, fabbricata con materiale resistente, non di quelle che trovi in allegato col corriere della sera quando l'Italia gioca i mondiali. Quattro anni fa il mio amico Francesco Pellizzoni , si apprestava a volare a Boston per ambire al titolo mondiale di Powerlifting. Francesco nel suo sport ha saputo primeggiare a livello nazionale, europeo e mondiale come nessuno. Da quando era adolescente la passione per la ghisa lo ha rapito e strada facendo, con sacrificio ed abnegazione è riuscito ad ottenere risultati enormi. Lo ha fatto senza "aiutini", con sudore e costanza. Per me è un simbolo di atleta pulito da prendere come esempio e non ha nulla in meno di tutti gli atleti che vediamo in questi giorni gareggiare alle Olimpiadi . Ebbene, prima che partisse, gli diedi la mia bandiera e gli dissi: "mi piacerebbe che tu la sventolassi sul podio, perché sono sicuro che ci salirai". Lo vidi quasi commosso. Sapevo del suo attaccamento alla bandiera e sapevo di fargli cosa gradita. Era alla soglia dei 40 anni e vedeva questo evento come la fine di un'era. Francesco volò a Boston e tornò col titolo mondiale assoluto. La bandiera negli anni successivi divenne il suo amuleto portafortuna e lo seguì anche in Kentucky, in Indiana e Belgio nel 2019, dove in tutte le occasioni divenne campione del mondo. A fine stagione decise di ritirarsi dalle gare con un palmarès ineguagliabile: 70 titoli italiani, 14 europei e 9 mondiali nelle specialità squat,stacco e panca. In tutte e tre le categorie ha inoltre stabilito diversi record mondiali. Conservò la bandiera fino al giorno prima della mia partenza. Me la consegnò a Salsomaggiore e mi disse: "vai e sventolala nel cielo del Giappone, sono sicuro che ci arriverai". La bandiera era diventata pesante. Dovevo onorare la gloria e la passione con cui l'aveva custodita lui. Non sono arrivato in Giappone, ma poco importa, la mia bandiera l'ho dispiegata; anzi, adesso è la NOSTRA bandiera. E non è solo mia e sua, è di tutti noi, tutti quelli che credono in qualcosa, anche solo in se stessi. Non c'è sconfitta nel cuore di chi lotta!
  9. 6 agosto 6 Agosto: la bomba. Avrei voluto davvero entrare in Giappone, non solo per celebrare la Vespa, ma anche per ricordare quell'evento di cui oggi ricorre il 76° anniversario. La bomba su Hiroshima. Ne ho sentito parlare per la prima volta dai miei nonni, poi da ragazzino ho visto le sue conseguenze in qualche documentario sulla seconda guerra mondiale. Ancora adesso, come allora, mi si gela il sangue nel vedere quanto l'uomo può essere crudele. Avrei voluto portare un fiore in questo luogo denso di dolore, per continuare il mio percorso della memoria. La bomba, sì, la bomba. Quando esplode, nulla è più come prima. E il 6 Agosto per me è una data importante perché Brenno è entrato nella mia, nelle nostre vite. Certo, il paragone è un po' forzato, ma in un anno ci sono solo 365 giorni e le coincidenze non mancano. Ho pensato spesso a questo paragone. La bomba: che può essere simbolo di morte ma anche esplosione di una vita che nasce, che sconvolge in positivo altre vite. Auguri piccolo mio, 4 anni son volati e sembri già un ometto. Photo courtesy: Kazuhiro Tsuchida .
  10. 5 agosto Turisti a Sakhalin. Credevate che fosse tutto finito con l'arrivo a Korsakov, vero? E invece no, perché adesso ci sono mille cose da organizzare per il ritorno. Dopo un'estenuante ricerca, riusciamo a trovare un corriere che ci può rispedire la Vespa a Mosca con un camion. Dobbiamo visitarlo più volte per assicurarci che tutto vada per il meglio. Sistemata la pratica Vespa, Guido ha in programma una visita a una stazione di rifornimento del metano e ad una officina che monta impianti a gas. Il titolare ci offre di scortarci "sulla montagna" dopo le 18, una volta che avesse smontato dal lavoro. Accettiamo di buon grado e nel frattempo approfittiamo per farci dare una spuntatina ai capelli, comprare qualche souvenir e visitare i luoghi più belli di Yusno-Sakhalinsk. Nel primo pomeriggio ci dirigiamo verso nord, perché vogliamo ammirare l'oceano. Starodubskoye non è proprio un ridente paese di mare come ci aspettavamo, ma la bellezza selvaggia della foce del fiume Nayba ci conquista. Ci sono diversi pescatori che approfittano del periodo di frega dei salmoni per farne incetta. Qui non è un vero e proprio oceano aperto, in quanto le isole Curili proteggono la costa dalle mareggiate, ma comunque il fascino di poter toccare l'acqua mi fa venire la pelle d'oca. Tornati alla base, incontriamo Alexander, che ci scorta in automobile a vedere alcuni monumenti e la chiesa ortodossa, ultimata solo due anni fa. Poi, imbocchiamo una ripida strada che sale proprio dietro la città. Solo due chilometri e siamo in una vera e propria stazione sciistica, con tanto di cabinovia. Consumiamo un lauto pasto e finiamo la serata in un centro commerciale, dato che Domenico ha rotto una scarpa e ne deve comprare un paio nuove. Sono ormai in balìa di questi due manigoldi; Guido e Mimmo, che mi fanno foto a tradimento nelle pose più assurde e soprattutto mentre dormo. Ma avrò la mia vendetta, prima o poi...
  11. 4 agosto... siamo giunti ai titoli di coda: Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione E quando fu di fronte al mare si sentì un coglione Perché più in là non si poteva conquistare niente E tanta strada per vedere un sole disperato E sempre uguale e sempre come quando era partito Roberto Vecchioni, Stranamore (1978) a questo link il video conclusivo: https://fb.watch/79-pk3nCph/
  12. 3 agosto Fischio Finale. 14985 km per arrivare fin qui, sulla spiaggia di Korsakov. A ruote, impossibile andare oltre. La punta della penisola di Sakhalin dista solo 43 km dall'isola giapponese di Hokkaido. 43 km confrontati a tutta la strada fatta, sono un battito di ciglia. 43 km, quasi la distanza di una maratona; evento con cui si chiudono i giochi olimpici. In Vespa basterebbe mezz'ora per coprirli in scioltezza. Adesso mi ci vorrebbe il pattino di Alessandro Pozzi per tentare un arrembaggio al Giappone con la bandiera pirata! Ho fatto 30, non ho fatto 31, ma in cuor mio ho fatto 32. Umanamente era impossibile fare di più, sono solo un piccolo uomo e le ho provate tutte, anche al limite della legalità, per cogliere il mio obiettivo. Ogni viaggio ha la sua storia, la sua evoluzione. Questo è andato così. Non è una sconfitta, anzi...oggi abbiamo fatto la storia, seppur vespistica. Ho pensato tanto ai motivi per i quali avrei intrapreso questa avventura. Lì troverò all' arrivo, dicevo. Si sono insinuati nella mia mente strada facendo...ho sempre pensato che il viaggio di Patrignani fosse patrimonio del vespismo. Senza presunzione, lo è anche il mio. Perché la storia deve continuare. Lo consegno nelle vostre mani, fatene tesoro. Non ho memoria dell'ultimo viaggio compiuto sotto l'egida di tutto il consiglio del Vespa Club d'Italia. Per me è stato un grande onore portare alti i nostri colori, anche dove c'è gente che la Vespa, prima d'ora non l'aveva mai vista. Io sono stato un passeggero di questo viaggio. Mi sono riempito gli occhi di colori e il cuore di gioia. Ma la vera protagonista è stata lei: la Vespa! Lei è il nostro patrimonio dell'umanità. C'era prima e, se noi continueremo a celebrarla, ci sarà anche dopo, ci sarà sempre! a questo link il videomessaggio di Fabio a "fine corsa" https://fb.watch/79-gwGtwbh/
  13. 3 agosto Fischio Finale. 14985 km per arrivare fin qui, sulla spiaggia di Korsakov. A ruote, impossibile andare oltre. La punta della penisola di Sakhalin dista solo 43 km dall'isola giapponese di Hokkaido. 43 km confrontati a tutta la strada fatta, sono un battito di ciglia. 43 km, quasi la distanza di una maratona; evento con cui si chiudono i giochi olimpici. In Vespa basterebbe mezz'ora per coprirli in scioltezza. Adesso mi ci vorrebbe il pattino di Alessandro Pozzi per tentare un arrembaggio al Giappone con la bandiera pirata! Ho fatto 30, non ho fatto 31, ma in cuor mio ho fatto 32. Umanamente era impossibile fare di più, sono solo un piccolo uomo e le ho provate tutte, anche al limite della legalità, per cogliere il mio obiettivo. Ogni viaggio ha la sua storia, la sua evoluzione. Questo è andato così. Non è una sconfitta, anzi...oggi abbiamo fatto la storia, seppur vespistica. Ho pensato tanto ai motivi per i quali avrei intrapreso questa avventura. Lì troverò all' arrivo, dicevo. Si sono insinuati nella mia mente strada facendo...ho sempre pensato che il viaggio di Patrignani fosse patrimonio del vespismo. Senza presunzione, lo è anche il mio. Perché la storia deve continuare. Lo consegno nelle vostre mani, fatene tesoro. Non ho memoria dell'ultimo viaggio compiuto sotto l'egida di tutto il consiglio del Vespa Club d'Italia. Per me è stato un grande onore portare alti i nostri colori, anche dove c'è gente che la Vespa, prima d'ora non l'aveva mai vista. Io sono stato un passeggero di questo viaggio. Mi sono riempito gli occhi di colori e il cuore di gioia. Ma la vera protagonista è stata lei: la Vespa! Lei è il nostro patrimonio dell'umanità. C'era prima e, se noi continueremo a celebrarla, ci sarà anche dopo, ci sarà sempre! https://fb.watch/79-7rWdkZT/
  14. 3 agosto Minuti di recupero. Approdati a Sakhalin, dobbiamo macinare ancora 90km per arrivare al capoluogo Yusno-Sakhalinsk. La strada si inerpica e il paesaggio ricorda la Liguria. Questi luoghi d'inverno sono presi d'assalto dagli sciatori e d'estate dai vacanzieri, che trovano un oceano leggermente più temperato, dato che ad est è protetto dall'arcipelago delle Curili. Troviamo una città pulita e ordinata. Il benessere è scaturito dal ritrovamento di importanti giacimenti di gas negli anni 60, il cui sfruttamento è iniziato negli anni 90. Oggi quasi tutto il gas estratto prende la direzione di Cina e Giappone. Prima della seconda guerra mondiale questo territorio era Giappone. Oggi si percepisce ancora la sua appartenenza, non solo per le tante persone con gli occhi a mandorla, ma dai molti edifici con architettura giapponese, la cucina, tanti cartelli in doppia lingua. A dispetto di ciò, molto forte è il senso di appartenenza a madre Russia, tanto da meritare nel 1971 l'onoreficenza dell'ordine di Lenin. E tra l'altro nella piazza centrale svetta una delle sue statue più belle che abbiamo visto sin qua. La sera ci concediamo la cena in un elegante ristorante Georgiano, brindando con una bottiglia di buon vino rosso. Le nostre intenzioni per la mattina sono di andare al consolato giapponese a fare un ultimo tentativo di ottenere il visto; per Guido fare rifornimento nella stazione di gas metano più lontana dall'Italia e soprattutto cercare una lavanderia. Quest'ultima si rivela difficilissima, ma alla fine la spuntiamo noi. Arriviamo al consolato un quarto a mezzogiorno. Spieghiamo la nostra situazione in portineria e, stranamente ci fanno salire al 5° piano. Dietro una vetrata blindata, ci accoglie il console e la segreteria, che fa da interprete. Iniziamo il nostro racconto e i loro visi si illuminano di stupore. Sgranano gli occhi, increduli che noi siamo veramente arrivati fin qui via terra. Alla fine, ci ribadiscono che ottenere il visto è impossibile e noi ci consoliamo con qualche foto. Invitiamo il console a scendere per fare qualche posa coi veicoli, ma in orario di lavoro non può uscire dalla sede istituzionale. Una volta fuori, scattiamo alcune foto di "consolazione" davanti al consolato, quand'ecco che lo vedo, in sella alla sua bici da corsa! È il console Takayuki Adachi! È uscito per andare in pausa pranzo. Lo placco e lo sistemo di fianco al mio scooter. Una bella foto ricordo almeno gliel'ho strappata! Anche Domenico e Guido si sbizzarriscono a immortalare la loro automobile, mentre dalle finestre dell'edificio si sporgono alcuni impiegati per filmarci coi telefoni. Siamo diventati l'attrazione della giornata.
×
×
  • Crea nuovo...