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Lorenzo205

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Contenuti inviati da Lorenzo205

  1. 🍾🔪🥂 una sciabolata per il nostro Gringo!
  2. siamo quasi coetanei 🙃 benvenuto!
  3. 7 agosto La mia bandiera. C'è chi la odia e chi la ama. Io faccio parte della seconda categoria. Mi sento fortunato ad essere italiano, perché nel mio piccolo, ho viaggiato un po' e mai come in Italia ho trovato bellezza, cultura, ospitalità, gioia, emozioni e sapori. Essere italiano, nel mondo, spesso è un buon biglietto da visita che ti apre tante porte. Chi c'è stato ne declama le bellezze, chi non c'è stato, sogna di andarci e ti tempesta di domande. Ho sempre avuto l'orgoglio di appartenenza. Secondo me è una cosa innata: o ce l'hai o non ce l'hai. Bisogna avere qualcosa in cui credere, per cui lottare, altrimenti la vita perde di gusto. La bandiera che vedete in foto la custodisco da anni. È una di quelle di fattura militare, fabbricata con materiale resistente, non di quelle che trovi in allegato col corriere della sera quando l'Italia gioca i mondiali. Quattro anni fa il mio amico Francesco Pellizzoni , si apprestava a volare a Boston per ambire al titolo mondiale di Powerlifting. Francesco nel suo sport ha saputo primeggiare a livello nazionale, europeo e mondiale come nessuno. Da quando era adolescente la passione per la ghisa lo ha rapito e strada facendo, con sacrificio ed abnegazione è riuscito ad ottenere risultati enormi. Lo ha fatto senza "aiutini", con sudore e costanza. Per me è un simbolo di atleta pulito da prendere come esempio e non ha nulla in meno di tutti gli atleti che vediamo in questi giorni gareggiare alle Olimpiadi . Ebbene, prima che partisse, gli diedi la mia bandiera e gli dissi: "mi piacerebbe che tu la sventolassi sul podio, perché sono sicuro che ci salirai". Lo vidi quasi commosso. Sapevo del suo attaccamento alla bandiera e sapevo di fargli cosa gradita. Era alla soglia dei 40 anni e vedeva questo evento come la fine di un'era. Francesco volò a Boston e tornò col titolo mondiale assoluto. La bandiera negli anni successivi divenne il suo amuleto portafortuna e lo seguì anche in Kentucky, in Indiana e Belgio nel 2019, dove in tutte le occasioni divenne campione del mondo. A fine stagione decise di ritirarsi dalle gare con un palmarès ineguagliabile: 70 titoli italiani, 14 europei e 9 mondiali nelle specialità squat,stacco e panca. In tutte e tre le categorie ha inoltre stabilito diversi record mondiali. Conservò la bandiera fino al giorno prima della mia partenza. Me la consegnò a Salsomaggiore e mi disse: "vai e sventolala nel cielo del Giappone, sono sicuro che ci arriverai". La bandiera era diventata pesante. Dovevo onorare la gloria e la passione con cui l'aveva custodita lui. Non sono arrivato in Giappone, ma poco importa, la mia bandiera l'ho dispiegata; anzi, adesso è la NOSTRA bandiera. E non è solo mia e sua, è di tutti noi, tutti quelli che credono in qualcosa, anche solo in se stessi. Non c'è sconfitta nel cuore di chi lotta!
  4. 6 agosto 6 Agosto: la bomba. Avrei voluto davvero entrare in Giappone, non solo per celebrare la Vespa, ma anche per ricordare quell'evento di cui oggi ricorre il 76° anniversario. La bomba su Hiroshima. Ne ho sentito parlare per la prima volta dai miei nonni, poi da ragazzino ho visto le sue conseguenze in qualche documentario sulla seconda guerra mondiale. Ancora adesso, come allora, mi si gela il sangue nel vedere quanto l'uomo può essere crudele. Avrei voluto portare un fiore in questo luogo denso di dolore, per continuare il mio percorso della memoria. La bomba, sì, la bomba. Quando esplode, nulla è più come prima. E il 6 Agosto per me è una data importante perché Brenno è entrato nella mia, nelle nostre vite. Certo, il paragone è un po' forzato, ma in un anno ci sono solo 365 giorni e le coincidenze non mancano. Ho pensato spesso a questo paragone. La bomba: che può essere simbolo di morte ma anche esplosione di una vita che nasce, che sconvolge in positivo altre vite. Auguri piccolo mio, 4 anni son volati e sembri già un ometto. Photo courtesy: Kazuhiro Tsuchida .
  5. 5 agosto Turisti a Sakhalin. Credevate che fosse tutto finito con l'arrivo a Korsakov, vero? E invece no, perché adesso ci sono mille cose da organizzare per il ritorno. Dopo un'estenuante ricerca, riusciamo a trovare un corriere che ci può rispedire la Vespa a Mosca con un camion. Dobbiamo visitarlo più volte per assicurarci che tutto vada per il meglio. Sistemata la pratica Vespa, Guido ha in programma una visita a una stazione di rifornimento del metano e ad una officina che monta impianti a gas. Il titolare ci offre di scortarci "sulla montagna" dopo le 18, una volta che avesse smontato dal lavoro. Accettiamo di buon grado e nel frattempo approfittiamo per farci dare una spuntatina ai capelli, comprare qualche souvenir e visitare i luoghi più belli di Yusno-Sakhalinsk. Nel primo pomeriggio ci dirigiamo verso nord, perché vogliamo ammirare l'oceano. Starodubskoye non è proprio un ridente paese di mare come ci aspettavamo, ma la bellezza selvaggia della foce del fiume Nayba ci conquista. Ci sono diversi pescatori che approfittano del periodo di frega dei salmoni per farne incetta. Qui non è un vero e proprio oceano aperto, in quanto le isole Curili proteggono la costa dalle mareggiate, ma comunque il fascino di poter toccare l'acqua mi fa venire la pelle d'oca. Tornati alla base, incontriamo Alexander, che ci scorta in automobile a vedere alcuni monumenti e la chiesa ortodossa, ultimata solo due anni fa. Poi, imbocchiamo una ripida strada che sale proprio dietro la città. Solo due chilometri e siamo in una vera e propria stazione sciistica, con tanto di cabinovia. Consumiamo un lauto pasto e finiamo la serata in un centro commerciale, dato che Domenico ha rotto una scarpa e ne deve comprare un paio nuove. Sono ormai in balìa di questi due manigoldi; Guido e Mimmo, che mi fanno foto a tradimento nelle pose più assurde e soprattutto mentre dormo. Ma avrò la mia vendetta, prima o poi...
  6. 4 agosto... siamo giunti ai titoli di coda: Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione E quando fu di fronte al mare si sentì un coglione Perché più in là non si poteva conquistare niente E tanta strada per vedere un sole disperato E sempre uguale e sempre come quando era partito Roberto Vecchioni, Stranamore (1978) a questo link il video conclusivo: https://fb.watch/79-pk3nCph/
  7. 3 agosto Fischio Finale. 14985 km per arrivare fin qui, sulla spiaggia di Korsakov. A ruote, impossibile andare oltre. La punta della penisola di Sakhalin dista solo 43 km dall'isola giapponese di Hokkaido. 43 km confrontati a tutta la strada fatta, sono un battito di ciglia. 43 km, quasi la distanza di una maratona; evento con cui si chiudono i giochi olimpici. In Vespa basterebbe mezz'ora per coprirli in scioltezza. Adesso mi ci vorrebbe il pattino di Alessandro Pozzi per tentare un arrembaggio al Giappone con la bandiera pirata! Ho fatto 30, non ho fatto 31, ma in cuor mio ho fatto 32. Umanamente era impossibile fare di più, sono solo un piccolo uomo e le ho provate tutte, anche al limite della legalità, per cogliere il mio obiettivo. Ogni viaggio ha la sua storia, la sua evoluzione. Questo è andato così. Non è una sconfitta, anzi...oggi abbiamo fatto la storia, seppur vespistica. Ho pensato tanto ai motivi per i quali avrei intrapreso questa avventura. Lì troverò all' arrivo, dicevo. Si sono insinuati nella mia mente strada facendo...ho sempre pensato che il viaggio di Patrignani fosse patrimonio del vespismo. Senza presunzione, lo è anche il mio. Perché la storia deve continuare. Lo consegno nelle vostre mani, fatene tesoro. Non ho memoria dell'ultimo viaggio compiuto sotto l'egida di tutto il consiglio del Vespa Club d'Italia. Per me è stato un grande onore portare alti i nostri colori, anche dove c'è gente che la Vespa, prima d'ora non l'aveva mai vista. Io sono stato un passeggero di questo viaggio. Mi sono riempito gli occhi di colori e il cuore di gioia. Ma la vera protagonista è stata lei: la Vespa! Lei è il nostro patrimonio dell'umanità. C'era prima e, se noi continueremo a celebrarla, ci sarà anche dopo, ci sarà sempre! a questo link il videomessaggio di Fabio a "fine corsa" https://fb.watch/79-gwGtwbh/
  8. 3 agosto Fischio Finale. 14985 km per arrivare fin qui, sulla spiaggia di Korsakov. A ruote, impossibile andare oltre. La punta della penisola di Sakhalin dista solo 43 km dall'isola giapponese di Hokkaido. 43 km confrontati a tutta la strada fatta, sono un battito di ciglia. 43 km, quasi la distanza di una maratona; evento con cui si chiudono i giochi olimpici. In Vespa basterebbe mezz'ora per coprirli in scioltezza. Adesso mi ci vorrebbe il pattino di Alessandro Pozzi per tentare un arrembaggio al Giappone con la bandiera pirata! Ho fatto 30, non ho fatto 31, ma in cuor mio ho fatto 32. Umanamente era impossibile fare di più, sono solo un piccolo uomo e le ho provate tutte, anche al limite della legalità, per cogliere il mio obiettivo. Ogni viaggio ha la sua storia, la sua evoluzione. Questo è andato così. Non è una sconfitta, anzi...oggi abbiamo fatto la storia, seppur vespistica. Ho pensato tanto ai motivi per i quali avrei intrapreso questa avventura. Lì troverò all' arrivo, dicevo. Si sono insinuati nella mia mente strada facendo...ho sempre pensato che il viaggio di Patrignani fosse patrimonio del vespismo. Senza presunzione, lo è anche il mio. Perché la storia deve continuare. Lo consegno nelle vostre mani, fatene tesoro. Non ho memoria dell'ultimo viaggio compiuto sotto l'egida di tutto il consiglio del Vespa Club d'Italia. Per me è stato un grande onore portare alti i nostri colori, anche dove c'è gente che la Vespa, prima d'ora non l'aveva mai vista. Io sono stato un passeggero di questo viaggio. Mi sono riempito gli occhi di colori e il cuore di gioia. Ma la vera protagonista è stata lei: la Vespa! Lei è il nostro patrimonio dell'umanità. C'era prima e, se noi continueremo a celebrarla, ci sarà anche dopo, ci sarà sempre! https://fb.watch/79-7rWdkZT/
  9. 3 agosto Minuti di recupero. Approdati a Sakhalin, dobbiamo macinare ancora 90km per arrivare al capoluogo Yusno-Sakhalinsk. La strada si inerpica e il paesaggio ricorda la Liguria. Questi luoghi d'inverno sono presi d'assalto dagli sciatori e d'estate dai vacanzieri, che trovano un oceano leggermente più temperato, dato che ad est è protetto dall'arcipelago delle Curili. Troviamo una città pulita e ordinata. Il benessere è scaturito dal ritrovamento di importanti giacimenti di gas negli anni 60, il cui sfruttamento è iniziato negli anni 90. Oggi quasi tutto il gas estratto prende la direzione di Cina e Giappone. Prima della seconda guerra mondiale questo territorio era Giappone. Oggi si percepisce ancora la sua appartenenza, non solo per le tante persone con gli occhi a mandorla, ma dai molti edifici con architettura giapponese, la cucina, tanti cartelli in doppia lingua. A dispetto di ciò, molto forte è il senso di appartenenza a madre Russia, tanto da meritare nel 1971 l'onoreficenza dell'ordine di Lenin. E tra l'altro nella piazza centrale svetta una delle sue statue più belle che abbiamo visto sin qua. La sera ci concediamo la cena in un elegante ristorante Georgiano, brindando con una bottiglia di buon vino rosso. Le nostre intenzioni per la mattina sono di andare al consolato giapponese a fare un ultimo tentativo di ottenere il visto; per Guido fare rifornimento nella stazione di gas metano più lontana dall'Italia e soprattutto cercare una lavanderia. Quest'ultima si rivela difficilissima, ma alla fine la spuntiamo noi. Arriviamo al consolato un quarto a mezzogiorno. Spieghiamo la nostra situazione in portineria e, stranamente ci fanno salire al 5° piano. Dietro una vetrata blindata, ci accoglie il console e la segreteria, che fa da interprete. Iniziamo il nostro racconto e i loro visi si illuminano di stupore. Sgranano gli occhi, increduli che noi siamo veramente arrivati fin qui via terra. Alla fine, ci ribadiscono che ottenere il visto è impossibile e noi ci consoliamo con qualche foto. Invitiamo il console a scendere per fare qualche posa coi veicoli, ma in orario di lavoro non può uscire dalla sede istituzionale. Una volta fuori, scattiamo alcune foto di "consolazione" davanti al consolato, quand'ecco che lo vedo, in sella alla sua bici da corsa! È il console Takayuki Adachi! È uscito per andare in pausa pranzo. Lo placco e lo sistemo di fianco al mio scooter. Una bella foto ricordo almeno gliel'ho strappata! Anche Domenico e Guido si sbizzarriscono a immortalare la loro automobile, mentre dalle finestre dell'edificio si sporgono alcuni impiegati per filmarci coi telefoni. Siamo diventati l'attrazione della giornata.
  10. 1 agosto Come la corazzata Potemkin. Navigazione spazio-temporale nello stretto dei Tartari. Perdiamo tempo in una teeria uzbeka a Vanino. Ci hanno detto di andare al porto alle 22...nel frattempo il locale si anima e diventa una discoteca, ma noi purtroppo ce ne dobbiamo andare . Scendiamo al porto, facciamo tutti gli incartamenti per accedere alla zona portuale, superiamo i controlli di sicurezza e arriviamo alla biglietteria. Io sono inseguito da un branco di cani inferociti. Fortunatamente stanno a distanza, ma sono pronto a scalciare coi miei stivali. Altra attesa alla biglietteria per i documenti di viaggio e il pagamento. Fatto tutto, ci avvisano che causa maltempo, la nave è appena salpata da Cholmsk e fino alla mattina seguente alle 11, la nave non approderà. Ci guardiamo in faccia e decidiamo di cercare un albergo, dato che siamo cotti dalla giornata e facevamo conto di dormire a bordo. Troviamo una topaia a soli 6€ a testa a notte. Tutto sommato non è nemmeno la fine del mondo. Con 2€ in più c'è pure la colazione. La mattina seguente, riposati e ringalluzziti, torniamo al porto. All'ingresso, stessa tiritera per registrare veicoli e passeggeri, controllo sicurezza ecc...tornati in zona biglietteria, ci informano che la nave è in ritardo (ma vá?!?! Che strano...) E arriverà nel primo pomeriggio. Aspettiamo in questo piazzale impolverato, tra camion e poche macchine. C'è un piccolo caffè dove consumiamo qualcosa e un ambiente tipo cucina-sala d'attesa a nostra disposizione. Mimmo ci fa un caffè con la moka. Aaaaahhh...dopo tanti caffè slavati, ci voleva proprio! Alle 15,30 ci chiamano per imbarcarci. Siamo gli ultimi e nel frattempo siamo diventati i "turisti italiani", ovvero l'attrazione dei passeggeri della nave. La signora che lavora al bar conferma che siamo i primi che vede da quando lavora lì. Imbarchiamo i veicoli, ma subito ci sono difficoltà per fissare a dovere la mia vespa. Pretendono 500rubli per il noleggio di una fascia a cricchetto, ma poi, rendendosi conto che era inservibile, prendo una corda e me la lego io. Adesso mi pagate voi?!?! Cmq, nervoso a parte, dopo 20 minuti, saliamo a bordo della Sakhalina VIII, varata nel 1985 e, sotto le note (penso) dell'inno della marina Russa, alle 16,30 usciamo lentamente dal porto e procediamo (sempre lentamente) per coprire i 250km di mare che ci separano dall'isola di Sakhalin. Le cuccette sono claustrofobiche, sulla nave è tutto rimasto al 1985, anche il personale di bordo. Il bar chiude alle 18 (ora di Sakhalin, però, che ha un'ora di fuso in più) quindi abbiamo solo mezz'ora per mettere qualcosa sotto i denti. Fuori dal porto la nave squassata dalle onde dell'oceano e si balla un bel po'. Ho una nausea pazzesca, ma resisto. Mangio qualcosa e alle 21 mi ritiro in cuccetta. Durante la notte il rollio aumenta Ancor di più. Dormiamo sul ponte inferiore, sulla linea di galleggiamento. Si sente tutto, anche delle forti botte, come se la chiglia urtasse contro gli scogli. Non so che origine abbiano questi rumori, ma mi spavento non poco. Alla fine ci faccio l'abitudine e mi addormento. La mattina verso le 10 salgo sul ponte superiore per fare colazione e si vede già la costa. Un ragazzo che lavora sulla nave ci spiega che è così lenta (usano un motore su 4) per contenere i costi. Ma se abbiamo pagato un biglietto carissimo!?!?! E va bè, pazienza un'altra volta. Arriviamo al porto di Cholmsk e dopo essere sbarcati, altra fila per pagare una tassa di accesso all'isola (20€) e compilare altre scartoffie. Almeno in questo caso siamo i primi...! Si alza la sbarra e andiamo verso Yusno-Sakhalinsk con un po' di malinconia. Il momento della fine del viaggio è vicino. Un sentimento misto alla gioia di poter tornare a casa e riabbracciare i miei cari.
  11. 31 luglio Due amuleti. Prima di partire per il mio viaggio ho chiesto a Franco Patrignani se poteva darmi un oggetto appartenuto a suo padre, che mi sarei portato dietro e una volta tornato, lo avrei restituito. Volevo che in qualche modo Roberto viaggiasse con me, non solo con la mente. Ebbene, la sera prima della partenza, Franco mi consegna il misurino dell'olio che il padre utilizzò durante la Milano-Tokyo del 1964. L'ultimo pieno prima del traguardo, lo userò per riempire di magia il mio serbatoio. Allo stesso modo, ho chiesto anche a Luciano Bettinelli se potesse darmi qualcosa del fratello Giorgio. A Crema il mio stupore è stato grande, quando nelle mie mani ha messo questo libro di sughero, nel quale ci sono alcune poesie scritte in età giovanile. "Se arrivi in Giappone, lo puoi tenere". Da galantuomo quale sono, lo restituirò al legittimo proprietario al mio ritorno. La sera, stanchissimo, leggevo alcuni versi e Giorgio era lì con me a fare due chiacchiere.
  12. 30 luglio Russian coast to coast. San Pietroburgo-Vanino. Dal Baltico al Pacifico. Non so quanti motociclisti possono dire di averlo fatto, di vespisti penso solo io. Non so neanche quanti italiani possano essere passati di qui. Sicuramente quelli diretti all'isola di Sakalin. Nei giorni scorsi, studiando il percorso, abbiamo notato che dopo il bivio di Lidoga, per arrivare a Vanino, c'era una strada di 340km senza la minima infrastruttura. Anche per Guido, che ha girato in lungo e in largo queste zone, era un percorso nuovo, quindi non aveva informazioni. Le abbiamo cercate su internet, in qualche blog di viaggiatori, ma niente. Siamo partiti alle 8, sapendo di dover essere al porto prima di cena, per espletare le pratiche di imbarco. Fuori da Kabarovsk la strada attraversa la campagna, poi si addentra nel bosco e infine, l'ultimo pezzo prima di Mayak è in una zona paludosa, piena di acquitrini. A Lidoga, ultimo brandello di civiltà, facciamo rifornimento, riempio le taniche e mettiamo qualcosa sotto i denti. Al distributore incontriamo un Harleysta originario all'isola di Sakalin che ci conferma: la strada è bella, ma fate attenzione perché all'improvviso ci sono tratti molto brutti. Nel frattempo ci chiamano dal porto per confermarci l'imbarco. Chiediamo anche a loro info riguardo la strada e ci confermano che l'unico segno di civilizzazione è un caffè a metà strada. Con queste premesse imbocchiamo la via che ci porterà all'oceano. Gli unici esseri umani che incontriamo sono alcuni operai stradali. Pochissime le automobili che incontreremo e ancor meno i camion. Più vado avanti e più mi convinco che le premesse purtroppo erano vere. Dopo 151 km arriviamo al caffè e facciamo una breve sosta. Ripartiamo e, pochi km dopo, in prossimità di un piccolo passo, troviamo un'allegra brigata di cicloamatori. Guido e Domenico sono travolti dalla loro simpatia, tanto che eleggono Guido a loro mascotte, facendogli indossare una maglietta. Proseguiamo sempre nel nulla per chilometri e chilometri. Il paesaggio somiglia molto al nostro Appennino. La strada effettivamente è un'alternanza di tratti scorrevoli, sterrati, pezze e buche a non finire. Anche oggi la mia buona dose di stress me la sono digerita. Alle 17 finalmente, dall'alto di una collina, scorgiamo la baia e il porto di Vanino. Gli ultimi brandelli d'asfalto scorrono pigri sotto le ruote finché non siamo di fronte all'entrata del porto. Ci sarà da aspettare un bel po'...
  13. 29 luglio Cambio di rotta. Oggi pochi chilometri per arrivare fino a Kabarovsk. L''ingresso in città è spettacolare, con l'attraversamento del fiume Amur, attraverso un lungo ponte. Questa città, importante crocevia dell'oriente russo, prende il nome dall' esploratore Erofej Pavlovich Kabarov, come già accennato in un post precedente. Stando sul lungo fiume, sull'altra sponda si possono vedere le colline in territorio cinese. Si, qui la Cina è davvero vicina! E il Giappone anche, visto che il 90% delle automobili ha la guida a destra, dato che viene dal paese del sol Levante. Guido ha concordato un pieno di metano in città, presso un carro bombolaio; dopodiché andiamo al McDonald's per accontentare Domenico (sigh) dato che è in astinenza, visto che negli ultimi 4.000 km non ne abbiamo visto uno. Ma d'altronde la Russia non va molto d'accordo con gli Yankees... In serata vasca in città: mi sembra molto vivace e colorata. E adesso veniamo al dunque. Ieri abbiamo avuto la conferma che il nostro ingresso in Giappone sarà impossibile. Abbiamo deciso di optare per il piano B, ovvero di raggiungere l'isola di Sachalin (che fino alla seconda guerra mondiale era territorio giapponese) e andare a sud, dove saluteremo il Giappone dal punto più vicino, che dista solo 43 km. Domattina punteremo al porto di Vanino, sulla costa pacifica. Abbiamo già prenotato il traghetto che salperà alle 3.00 del 31 Luglio. Sinceramente sono sereno, anzi, considerato che alla partenza non dovevo nemmeno entrare in Russia, per me questa è una grande vittoria. In questo anno particolare, è il massimo che avrei potuto fare. Non ho rimpianti.
  14. 27 luglio La sesta dimensione. Anche oggi giornata alienante. Almeno ieri c'erano un po'di curve e saliscendi...oggi piattume. Ogni mattina è il solito rito: sveglia, colazione, raccolgo le mie cose sempre con la paura di dimenticare qualcosa in camera e poi esco e metto in moto la mia bella. Di solito va in moto alla quarta pedalata. Ormai la conosco. Giacca, guanti, casco e si entra nella dimensione del viaggio. La mattina il sole è già alto, perché qui sorge molto presto. Andando sempre verso est, lo vedo salire sopra di me e al pomeriggio scendere dietro le mie spalle. L'aria mi schiaffeggia la faccia, mi entra nel casco e mi mulina nelle orecchie. Alcuni miei amici mettono le cuffiette e ascoltano musica. Io no. Devo sentire il motore. Devo essere vigile e cercare di capire se fa le bizze. Ogni rumore diverso dal solito viene analizzato e schedato. Il tempo ci ha graziato molto, quasi tutti i giorni fa molto caldo. Un caldo secco, che asciuga le labbra e fa venir sete. Ogni pausa è buona per bere un po'. Il sole a volte mi fa sudare, ma preferisco sempre indossare la giacca per ripararmi dalle scottature, dai moscerini e dalle sassate. I camion spesso sbuffano nuvole nere; qui il concetto di ecologia è ancora lontano...la puzza è fastidiosa e i gas di scarico mi fanno bruciare i polmoni. Nei remont alzano nuvole di polvere che mi riempie gli occhi, mi imbianca i vestiti, mi annebbia la visuale. Appena ti fermi sei preda di tafani e zanzare. Non ti danno tregua. Anche per questo non mi spoglio. E le vibrazioni? Questa Vespa vibra, non ve l'ho mai detto. Eppure sia l'albero motore che il volano sono stati bilanciati. Non capisco proprio. Ho verificato anche i cerchi, ma sono ok. Forse le gomme sono leggermente ovali. A fine giornata sono tutto infomicolato. Delle buche Ve ne ho già parlato, delle mani sempre unte forse no. Comunque ogni giorno è come partire da casa mia a Salsomaggiore e andare a Roma e anche oltre, fino a Napoli. La sera poi, come stasera, mi tocca fare il meccanico. Anche la seconda gomma di scorta ha dato. Sta di fatto che oggi siamo arrivati al bivio per Magadan e volevamo farci una foto epica, invece hanno stravolto completamente la segnaletica e rimosso i cartelli. La sera, poi, appena prima di entrare nella cittadina dove avremmo dormito, è straripato un fiume che si è portato via un pezzo di strada. Eravamo quasi arrivati, ma siamo dovuti tornare indietro e fare il giro dell'oca. La Russia, Fabio, la Russia! Che non ti dà mai certezze! Neanche quando arrivi al bivio per Magadan e, rispetto a tre anni fa (vedi foto di Guido col fuoristrada nel 2018) e la cartellonistica è stata tutta stravolta. Speravo in una bella foto e invece niente. Va beh, sarà per la prossima volta!
  15. 26 luglio Nel deserto verde. Tutti conoscono Cristoforo Colombo, ma chi può dire di conoscere Yerofej Pavlovich Khabarov? Fu un grande esploratore e navigatore russo che a partire dagli anni 20 del 1600 fondò diversi villaggi nell'oriente russo. In suo onore sono state fondate le città di Kabarovsk e, appunto Yerofej Pavlovich. Noi stasera dormiamo qui, in questo paese che fino al 2010, ovvero dal completamento della strada che collega Chita con Khabarov, era raggiungibile solo tramite la ferrovia. Guido ci aveva avvisato che dopo Chita avremmo attraversarato una zona lunga 800km dove non c'è nulla, nemmeno la connessione telefonica. Effettivamente stamattina, dopo un centinaio di chilometri, abbandoniamo la civiltà. Niente pali elettrici, niente alberghi, bar, pompe di benzina, niente. Solo strada e guard-rail per chilometri. Percorriamo 770 km e lungo la strada solo due punti di ristoro e tre distributori. Ieri, provvidenzialmente ho acquistato una tanica da 5 litri per avere un po' più di autonomia. Tra l'altro è una giornata plumbea, abbastanza fredda. Per la prima volta dalla partenza da Milano, indosso la giacca tecnica e i guanti pesanti. Attraverso tratti dove è appena piovuto e tratti sotto una pioggerellina fine, ma anche oggi la pioggia ci grazia. Finalmente, dopo 13 ore di guida arriviamo in questo luogo dimenticato da Dio, ma che per noi è la terra promessa. Sembra proprio di essere dentro un film e noi interpretiamo gli stranieri; infatti tutti ci guardano. Mangiamo alla mensa dei ferrovieri e dormiamo in un affittacamere senza troppe pretese. L'alternativa era fare ancora 200 km fino alla fine del "deserto verde" e tornare a una parvenza di civiltà. Questa è la Russia vera, rude, incontaminata. Se passate di qua, provate il brivido di questa esperienza.
  16. mi sembra un po' un tutorial curato da U.C.C.S. Ufficio Complicazione Cose Semplici nel senso che la mitica cinghia delle tapparelle (poca spesa e tanta resa) è un gadget che a tenerlo in Vespa occupa poco spazio e può sempre venire utile appunto in caso si debba ricorrere a un traino - che va sempre tenuta come ultimissima opzione a cui ricorrere data l'estrema pericolosità della procedura, che infatti è sanzionata dal Codice della Strada. Riguardo i nodi il quando mi è capitato di dover ricorrere al traino il normalissimo nodo standard è sempre andato più che bene.
  17. 25 luglio Attacco la Chita con due carri armati. A Ulan Udè Guido ci ha fatto dormire in un hotel sovietico. È stata un'esperienza interessante. È tutto rimasto come negli anni 80. Siccome è Domenica per tutti, abbiamo dormito un'ora in più e siamo partiti alle 9. Tanta la strada da fare per arrivare a Chita. I primi 300 chilometri sono un'alternanza di saliscendi tra boschi e pinete ed immensi pascoli verdi. Oggi però le buche e i lavori mi hanno massacrato. Tenevo la bocca chiusa non tanto per non mangiare la polvere, quanto perché altrimenti mi saltavano fuori i denti dalla bocca. Lo stomaco mi faceva male per i sobbalzi e i polsi per la tensione. Ero continuamente teso alla guida per cercare di avvistare buche in lontananza. Qualcuna bella secca l'ho presa. La Vespa ha tenuto, anche in virtù di tutti i rinforzi presi prima della partenza. Proprio ieri sera leggevo il resoconto di Giorgio Bettinelli sulle pagine di Tuttomoto riguardante la Russia e la Siberia. A proposito, li potete trovare tutti (1998/2001) scansionati sul sito http://www.kmparoleinvespa.tk/ di Lorenzo Franchini . Giorgio parlava delle enormi difficoltà nell'attraversare gli sterrati. Anche 10 giorni per fare 1000 km, in alcuni tratti ha dovuto navigare sui fiumi perché non c'erano strade. Si parla solo di 20 anni fa! Oggi la situazione è molto migliorata e i disagi che ho avuto io non sono nemmeno paragonabili. Ieri ho fatto le pieghe come in pista, oggi motocross. Non ci facciamo mancare nulla! Dopo l'ora di fuso orario persa nell'Oblast di Irkutsk, oggi entrando in Transbajkalia ne abbiamo persa un'altra. Adesso siamo a +7 rispetto all'Italia. Schiviamo un temporale e verso le 21 arriviamo finalmente in città. L'impressione è di degrado, anche sociale. Qui finisce la Russia; o meglio finiva prima che fosse collegata con la parte affacciata sull'oceano Pacifico. Probabilmente è una terra di confine; da qui c'è anche una delle principali vie per la Cina. Ci terremo il dubbio, perché stasera andremo a nanna presto. Ci aspetta levataccia per affrontare la giornata più difficile di tutto il viaggio. E domani scoprirete perché.
  18. 24 luglio La balena del Bajkal. È grande, tanto che in alcuni punti non si vede l'altra sponda. Sembra quasi il mare, dove da un momento all'altro potresti vedere una balena sbuffare dallo sfiatatoio. Nei miei sogni di bambino c'era il Bajkal; da guardare sulla cartina e fantasticare dei suoi record. E invece oggi l'ho toccato, l'ho visto, giuro! Esiste davvero! È circondato da venditori di fragole, mucche al pascolo e pescatori. In inverno potreste anche camminarci sopra, pattinarci, correrci in bici, in auto, in moto. La strada per arrivarci, da Irkutsk, non ha nulla da invidiare ai nostri paesaggi alpini. E poi è piena di curve e saliscendi: oggi finalmente ho guidato in maniera sportiva. Dietro alla tavola calda dove abbiamo pranzato c'era una carraia che portava fino al bagnasciuga. Lì abbiamo cazzeggiato un po', in attesa del collegamento con radio Deejay. Sembravo Mattarella al discorso di fine anno. Gli amici hanno gradito. Rudy Zerbi dice che trasmetto serenità...si, è così, ma non è colpa mia. Mi piace coinvolgere la gente, più che altro. Ma ormai il tempo stringe e Ulan Udè ci aspetta per la sera. La capitale della Buriazia è in una ampia valle. Qui sembra proprio di essere in Mongolia. I buriati sono la maggioranza della popolazione; hanno lineamenti asiatici, ma sono un'etnia a s'è, una delle 97 della Federazione Russa. In questa città si può ammirare la testa di Lenin più grande del mondo. Tutti si fotografano col monumento, nelle pose più curiose e anche noi non ci sottraiamo a questa consuetudine. Anche oggi abbiamo spostato il nostro segnaposto un po' più in là, domani punteremo su Cita.
  19. 23 luglio A due passi dal Bajkal. Giornata intensissima. Vogliamo arrivare ad Irkutsk nel tardo pomeriggio per una breve visita alla "Parigi della Siberia", ma lungo la strada ci sono tante cose interessanti da fotografare. Partiamo da Nisneudinsky, dove il signor Andrej ci prepara un chai nel tipico samovar. Si è ristrutturato da solo casa e ci ha ricavato alcune stanze, tanto da ospitare fino a 20 persone. A dispetto di quasi tutti i piccoli imprenditori, dice che rispetto ai tempi dell'Unione sovietica non c'è molta differenza, solo che la gente adesso non cerca più scuse per stare insieme. Da quando ha aperto l'attività lavora molto, infatti l'avtodoroga Bajkal (autostrada Bajkal) viene tenuta percorribile anche in inverno a -45°. Se queste temperature vi sembrano rigide, chiedete a un russo: vi risponderà che nel freddo sta la forza. Così hanno vinto la guerra. Lungo la strada il paesaggio è sempre collinare. A tratti sembra di attraversare la Svizzera, a tratti la Toscana. Attraversiamo paesini e passaggi a livello. Di fianco si vede la nuova superstrada, che forse già dal prossimo anno li taglierà fuori dall'unico contatto diretto con la civiltà. Passiamo di fianco al paesino di Zima, che diede i natali al poeta Evtusenko e poi fu fonte d'ispirazione per Roberto Vecchioni nella stesura del testo della canzone "la stazione di Zima". Nel paese di Malta invece vi sono decine di archeologi intenti a scavare. Qui alcuni anni fa sono stati trovati mammut perfettamente conservati sotto lo strato di permafrost e tracce di civiltà neolitica. Devo dire che arrivare a Irkutsk mi ha galvanizzato. A parte il traffico caotico dell'ora di punta che ci accoglie, la città è effettivamente ben conservata, dato che la seconda guerra mondiale non l'ha sfiorata. Tanta gente per le vie, tanti giovani, ragazze. Sembra di essere a Rimini, ma siamo in Siberia. A soli 100 km da noi, uno dei laghi più grandi e affascinanti del mondo. E domani andremo a scoprirlo. Ma prima, la sera, studiamo le strategie a tavolino con le nostre mappe analogiche, che dopo Kazan sono tornate utili. Il viaggio si fa interessante...
  20. 22 luglio Non è un paese per vecchi. "La Russia, Fabio, quella è la Russia!" Diceva Guido dalla terrazza di Narva. E queste parole le ripeto come un mantra ogni volta che la Russia mi stupisce. La Russia ti può far sorridere o commuovere, o arrabbiare. La Russia non è una nazione, è una sensazione. Dopo Krasnoyarsk il paesaggio diventa collinoso. Ci sono boschi. E curve! Stamattina poco dopo la partenza la Russia mi ha fatto venire il voltastomaco. C'era un orso a bordo strada, disteso, investito da un camion. Sembrava un uomo; aveva mani, braccia, gambe. Se fosse stato un altro animale con zampe, corna o coda, ci sarei abituato. Non me l'aspettavo. Mi si è gelato il sangue. E che sia una zona dove questo animale è di casa, lo confermano i molti ambulanti che vendono orsi imbalsamati a bordo strada. E volpi, lupi, rapaci, teste d'alce e caribù. I problemi alla Vespa (toccando ferro) sono risolti. Devo comprare una tanica perché ho poca autonomia, ma finalmente c'è il ritmo giusto. Alle 14 ci fermiamo a Kansk perché alle 14,30 c'è il collegamento con Radio Bruno. Faccio le corse per essere in orario in una zona con copertura telefonica, dato che negli ultimi 50 km i nostri telefoni sono morti. Purtroppo anche alla stazione di servizio alle porte della città, dove in un primo momento sembrava esserci connessione, dall'Italia non riescono a collegarsi. La Russia, che stravolge tutte le certezze di noi europei impigriti e comodi. Eppure siamo in Asia, ma la gente ha ancora sembianze europee. No, non è un paese per vecchi. E ne vedo assai pochi. D'altronde l'aspettativa di vita arriva a malapena a 70 anni. In Italia 78. Però se pensiamo che 20 anni fa qui arrivava a 60, di progressi ne sono stati fatti. E la Russia alcuni anni fa ha anche azzerato il debito pubblico. La Russia è sporca, disordinata, aperta 24h. E quando dico 24h, vuol dire che i gommisti, gli estetisti, i ristoranti, i fiorai e molti esercizi sono sempre aperti. Con l'omino che dorme direttamente sul luogo di lavoro. Dicono che i russi siano freddi, ma troverete sempre un sorriso, una stretta di mano, una persona disposta a farsi in quattro per aiutarvi. Dietro ogni fermata del bus c'è una latrina, ma le troverete anche vicino a distributori, bar e ristoranti. Vedrete i bambini giocare per strada e nelle città un parco giochi per ogni palazzo. In banca, nessun metal detector. Si va a fiducia. E c'è un angolo dove vostro figlio può giocare mentre voi fate le operazioni allo sportello. La Russia sembra arretrata, ma tecnologicamente e multimedialmente è più avanti di noi. Tutto si può fare col telefono. Mentre a bordo strada vedo i venditori di aquiloni. Se siete deboli di stomaco, non venite qui, la Russia potrebbe segnarvi. O conquistarvi.
  21. 21 luglio Una giornata di passione. E non vespistica. Ieri sera siamo andati a letto a mezzanotte dopo aver riparato il mio guasto. La giornata odierna inizia subito col piede sbagliato, nel senso che alle 7 mi sfracello il mignolo del piede sinistro contro la gamba del letto. E giù di Stamattina siamo ripartiti presto (7,15) puntando su Krasnoyarsk. Dopo un centinaio di chilometri il problema di ieri si ripresenta. Smonta e rimonta, alla fine ho capito che probabilmente anche le membrane della pompa benzina in qualche modo si erano gonfiate. Ho deciso di eliminarla, ma in questo modo devo rinunciare al rubinetto benzina, al serbatoio supplementare e inoltre non ho la riserva. Praticamente ho 6/7 litri di autonomia, ma il serbatoio dietro lo scudo lo posso usare come tanica. È stato difficile. La tribolazione, le imprecazioni, i tafani che non ti fanno tregua, il sudore. Si, perché anche se siamo in Siberia, ci sono quasi 30°. La pressione si faceva alta, perché non era possibile che per una sciocchezza così non si poteva proseguire. I miei compagni di viaggio sono stati molto pazienti e mi hanno aiutato anche moralmente. Se fossi stato solo, non sarebbe stata la stessa cosa. C'è stato un momento in cui ho pensato di non farcela... finalmente verso le 15 iniziamo a viaggiare ma...remont su remont e un paio di passaggi a livello ci rallentano. In una stazione di servizio incontriamo un simpatico metallaro che viaggia su una moto Ural sidecar. Si chiama Alexei Travolta (?) Ed abita a Naberezhnye Chelny, la seconda città più grande del Tatarstan, dove si producono i famosi camion Kamaz. Sta andando su lago Bajkal per trascorrere qualche giorno di vacanza. Il pranzo al ristorante tre orsi (un altro?!?) Non mi va giù. Ho ancora il magone per il problema alla Vespa. Strada facendo però piano piano si dissolve...torno a cantare, a sognare, ad emozionarmi, a piangere di gioia per questo viaggio. Le foto migliori arrivano sempre sul fare della sera, con quella luce un po' ovattata...e, finalmente, dopo che mi era scappato diverse volte, riesco a filmare il convoglio del treno che percorre la ferrovia Transiberiana. Da figlio di ferroviere per me è molto emozionante. Non siamo arrivati a Krasnoyarsk, ma ad Acinsk. 550km invece di 700, ma vista come si era messa la giornata, un bel 6+ ce lo meritiamo. La sera io e Guido siamo in collegamento con Caterpillar, la trasmissione di Radio2. Il nostro viaggio desta interesse in Italia. Ed anche qui. I nostri veicoli sono sempre preda dei curiosi, che ci tempestano di domande. Mi dicono che la mia vespa sembra un giocattolo e sembra impossibile che una cosa così piccola sia arrivata fin qui dall'Italia.
  22. 2o luglio La steppa di Barabinsk. Me ne aveva parlato Guido di questo posto mitico, dove anche Scipione Borghese si insabbiò durante la Pechino-Parigi del 1907. La tappa di oggi è stata pesantissima e per la prima volta c'è stata qualche noia meccanica. Appena partiti mi si sfila un morsetto del cavo cambio. Poco male, si sistema in 10 minuti. Poi la Vespa inizia a singhiozzare: non arriva benzina. Questo problema si era già riproposto random nei giorni scorsi, ma oggi era troppo frequente. Da Omsk a Novosibirsk non c'è un granché da vedere. Non mi passa proprio. Per fortuna ci pensano le forze dell'ordine a ravvivarmi la giornata, fermandomi due volte. Proprio a metà strada ci fermiamo nei pressi di Barabinsk a mangiare qualcosa in un ristorante con cucina mongola. 6€ in tre! Proprio qui tagliamo un piccolo traguardo: siamo a metà strada tra Milano e Vladivostok. Da qui in poi saremo più vicini al Giappone che all'Italia. La Vespa continua a singhiozzare e sono costretto a fermarmi più volte. Nonostante tutto riusciamo a coprire la distanza che ci eravamo proposti, ovvero superare Novosibirsk. Mi emoziono non poco passando sopra il ponte sul fiume Ob, uno dei più lunghi del mondo. Appena arrivati in albergo inizio ad armeggiare sulla Vespa. Alla fine individuo il problema: lo spillo del carburatore si è gonfiato e non lascia passare abbastanza benzina. Non vi dico le bestemmie! È un mese che mi scervello per capire cosa poteva essere. Spero proprio di avere risolto. Domani ci aspetta un altro tour de force. Anche la gomma posteriore viene sostituita. Questa era di qualità Svizzera, gentilmente offerta da Toni Sinatra Garage . Le nostre giornate da 23 ore terminato qui. Abbiamo perso un'ora ieri e una oggi. Adesso +5 rispetto all'Italia. Per qualche giorno però, manterremo questo fuso orario.
  23. prova a vedere se ci sono info che ti possono essere utili (io non ci capisco una mazza fionda) https://www.sip-scootershop.com/de/blogs/klassik-szene-blog-vespa-lambretta_1380/post/neu-mit-dem-autofuhrerschein-motorrad-125ccm-fahren_3784
  24. 19 luglio La strada. Dove andrai quando la strada ti chiamerà? Quando vado in Vespa principalmente penso. Volevo sentirmi qui, in mezzo al nulla, con la strada come unica compagna di viaggio. Mi sono chiesto se in tutti questi infiniti rettilinei avrei esaurito i pensieri. No, i pensieri si interrompono e poi ricominciano pensieri nuovi, di vita appena vissuta, di progetti futuri, di sogni, di poesie. Mongol mi disse:"in Siberia non sbaglierai strada, perché lí ci sono meno strade". Si, questa è la strada giusta, che avevo cercato, immaginato. Era proprio qui che volevo essere. Provare quella sensazione di sentirmi minuscolo in tutta questa immensità. Stamattina di buon'ora lasciamo Tyumen sotto un acquazzone. Fortunatamente dura solo una quarantina di chilometri. Alle 7,35(ora italiana) ho concordato una Intervista con Radio Capital. Ci fermiamo per tempo, faccio riferimento, ma non trovo il coraggio di minzionare dentro la latrina del distributore. La faccio di fianco. La strada mi insegna anche che in Russia c'è una parola (remont) che spiega il continuo lavoro degli operai sulle strade. È il moto perpetuo di questa nazione che ha solo pochi mesi durante l'anno per riparare, ammodernare, costruire nuove strade. Il trasporto in Russia avviene principalmente su gomma e sugli 88 vagoni che compongono il treno della linea Transiberiana. Le centinaia di camion che ci accompagnano ogni giorno ci danno la dimensione del volume di merci che si sposta da una regione all'altra. Oggi puntiamo su Omsk. Sono più di 600km in mezzo alla pianura, dove puoi fare anche 80km senza vedere un briciolo di civiltà. Non un palo della luce, non una casa, al massimo qualche cartello e qualche lapide a bordo strada. Le lapidi. Ne ho viste tante dopo Kazan. A destra e sinistra, singole, doppie, quadruple. Intere famiglie che hanno perso la vita in un attimo. Alcune sono molto kitsch: hanno un tavolo e due panche per passare qualche momento di meditazione col defunto. In una c'è un pallone da calcio, in un altra una portiera d'automobile. Sono tutte lì a ricordarmi che la strada può essere amica, ma in un attimo puoi perderci la vita. La prudenza non è mai troppa. Anche oggi un paio di incidenti li abbiamo visti. Ieri a Tyumen addirittura un frontale in diretta. La strada, croce e delizia di noi viaggiatori. Dai, forza, che non siamo neanche a metà strada.
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