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* Gazzettino Geriatrico * Speciale 51├é°Elefanten *


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* il Gazzettino Geriatrico / speciale 51°Elefantentreffen *

Mentre la truppa di VOListi aspiranti ÔÇ£ElefantiÔÇØ andava via via perdendo pezzi, nel tepore della mia stanzetta mi struggevo al pensiero di non riuscire ad aggregarmi a loro per questa che per me è unÔÇÖesaltante avventura. Nella mia mente era ancora vivo il ricordo della partecipazione nel 2005: il tendone dove dormimmo in dieci, con la stufa che non riusciva a portare la temperatura allÔÇÖinterno sopra lo zero... il freddo che ghiacciava tutto quanto, il fuoco al bivacco, la carbonara e le braciole cucinate sotto la neve... la notte nella fossa, i fuochi, i petardi e i bengala che rischiaravano le tenebre... quandÔÇÖecco che improvviso come il lampo di un raudo magnum che esplode, unÔÇÖidea malsana mi balza alla mente: ÔÇ£Non potrò aggregarmi a loro ma posso sempre andarci e raggiungerli lassù... da solo!ÔÇØ. Sono cose sui cui non si deve stare a riflettere troppo altrimenti non si fanno più. Le gomme chiodate dellÔÇÖaltra volta erano giù in garage e mi fu chiaro il perchè da allora non le avessi mai smantellate dai loro cerchioni: inconsciamente sapevo che quella non sarebbe stata lÔÇÖunica volta che ci sarei andato! Non fosse abbastanza stolta lÔÇÖidea di andarci da solo pensai anche a strade alternative, quindi passo Maloja e attraversamento dellÔÇÖEngadina fino in Austria e poi Germania. Temevo che il Maloja che con i suoi 1815 mt. in invernale sarebbe stato il punto più delicato. Mi sbagliavo. La salita al passo era ben percorribile camminando con prudenza su di un manto compatto di neve pressata. Da St. Moritz in poi il fondo stradale diventa uno strato di ghiaccio vivo e riesco a procedere solo grazie alle chiodate, impiegando ore a percorre i chilometri fino al confine con lÔÇÖAustria dove la strada torna ad essere pulita.

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Fortunatamente non sono più solo a viaggiare. Lungo la salita al Maloja mi sono fermato a fotografare un tizio su una Yamaha XT fermo a montare le catene e da li in avanti, visto che la nostra velocità era la medesima, abbiamo proseguito insieme. ├ê un veterano dellÔÇÖElefante, con oltre dieci partecipazioni alle spalle. Fidandomi della sua esperienza cambio il tragitto che avevo previsto e lo seguo alla volta di Rosenheim, dove ci fermiamo per la notte. Nonostante ci fossimo incontrati soltanto poche ore prima, in pieno spirito di fraternità motociclistico/elefantiaca ci troveremo a dividere la stessa stanza... una matrimoniale! Nello stesso gasthause cÔÇÖè anche una comitiva di italiani su URAL, i sidecar sovietici e altri due centauri, uno su Guzzi e lÔÇÖaltro su Ducati.

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La sera ceniamo tutti insieme e la mattina seguente partiamo in unÔÇÖeterogenea carovana composta da sidecar, enduro, moto e Vespa.

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LÔÇÖXT del mio occasionale compare di viaggio ha problemi e ci fermiamo tutti quanti allÔÇÖesterno di un fabbricato per procedere a un cambio di centralina. Il fabbricato si rivela essere una pasticceria e il proprietario, tuttÔÇÖaltro che infastidito dalla nostra presenza che gli occupa buona parte del parcheggio, esce e ci porta il conforto di diverse tavolette di cioccolato di sua produzione!

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Finalmente riusciamo ad arrivare allÔÇÖElefante e da qui ci salutiamo e ognuno va per la sua strada.

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Io mi dirigo al fondo della fossa, dove so esserci lÔÇÖaccampamento di VOL. I ragazzi di VOL sono gente speciale: mi hanno già spalato dalla neve uno spiazzo per la tenda e non faccio letteralmente a tempo a scendere dalla Vespa che Luka il Kapo mi mette in mano la sua scodella di zuppa di fagioli bollente: una vera manna dal cielo dopo il freddo della strada! Alla sera lÔÇÖospitalità prosegue offrendomi braciole grigliate dallÔÇÖimpavido Marzo, che sfidando le fiamme ma soprattutto il fumo sforna bistecche a raffica.

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Dopo un vin brulè bevuto al chioschetto posto nellÔÇÖarena ci stringiamo attorno al fuoco a chiacchierare prima di rintanarci in tenda. Questa volta grazie allo stratagemma di dormire dentro a due sacchipelo devo dire che non soffro il freddo. Il sangue mi si gela solo alla mattina, quando apro, o meglio cerco di aprire la tenda... semi sepolta dallÔÇÖabbondante nevicata caduta in nottata e ancora in corso!

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E ha tutta lÔÇÖaria di voler nevicare ancora... pensando a tutta la strada che mi aspetta cambio nuovamente il mio programma decidendo di sbaraccare, rimettendomi in strada verso casa con un giorno di anticipo. Purtroppo la Vespa non è della stessa idea e non vuole proprio saperne di mettersi in moto. Io e il buon Marzo ci avvicendiamo invano alla pedivella... nulla da fare... cambio di candela... nulla... fino a che il magico Seme non mette piede fuori dalla tenda. LÔÇÖocchio è ancora a mezzÔÇÖasta ma la mente è vigile. Mi scosta gentilmente ma con fermezza. Stacca la pipetta e sfila la ÔÇ£forchettaÔÇØ dalla candela. Da un mezzo colpo di pedivella e nel momento in cui il volano per inerzia compie pigro qualche giro avvicina lentamente la ÔÇ£forchettaÔÇØ alla candela, ed ecco scoccare una bella scintilla blu elettrico e il motore come dÔÇÖincanto borbotta e si avvia, con quello stesso mezzo colpo di pedivella!!! Se questa non è magia ditemelo voi! Fare la strada dallÔÇÖEngadina allÔÇÖandata è stato unÔÇÖazzardo. Rifarla al ritorno sarebbe un follia. Impiego unÔÇÖeternità a percorrere una trentina di chilometri dalla sede dellÔÇÖElefanten allÔÇÖimbocco dellÔÇÖautobahn. Continua a nevicare e se non bastasse il vento nei tratti non protetti dalla pineta riporta sulla strada una coltre di neve sulla quale lÔÇÖequilibrio è precario. Devo dire che in linea di massima riesco a muovermi meglio io con la mia Vespa, grazie a unÔÇÖerogazione decisamente più dolce, rispetto ad altri su moto più potenti. Molti altri come me si sono messi sulla via di casa, ma altrettanti se non di più sono quelli che viaggiano in direzione opposta diretti allÔÇÖElefante, che ci fermano chiedendo informazioni su ciò che li aspetta. Un poÔÇÖ li invidio. Questo mio Elefanten è stato proprio una toccata e fuga. Viaggiare lungo lÔÇÖautobahn è più veloce ma tutto è complicato dalla neve che cade fitta, una vera bufera che mi costringe a ripulire in continuazione la visiera del casco e che mi accompagnerà per tutto il giorno per più di trecento chilometri, fino a Innsbruck, dove mi fermo quando ormai è sera e trovo alloggio nella prima gasthause a cui mi rivolgo. Proprio il fatto di non voler viaggiare al buio è stato uno dei motivi che mi ha portato a scegliere di partire da solo. Ricordo che quando partecipai nel 2005 insieme a VOL, a causa di vari contrattempi fummo sempre costretti a trovarci in sella ancora a notte fonda. LÔÇÖElefanten è già duro per conto suo e questa volta non me la sono sentita di correre anche questo rischio. Già ci vedo poco di mio e gli occhiali appannati poi sono un ulteriore problema. Ricordo che lÔÇÖaltra volta la scarsa visibilità mi costrinse a viaggiare a culo di Argento seguendo il fanalino della sua Vespa come un faro nella notte. Ho scelto quindi di viaggiare da solo per potermi fermare quando ne avessi sentito la necessità. DÔÇÖaltra parte andare in Vespa devÔÇÖessere un piacere, non me lÔÇÖha prescritto il dottore. Conoscere i propri limiti e farlo in sicurezza è un dovere. La domenica mattina mi rimetto in strada dopo un abbondante ÔÇ£frustuckÔÇØ, la pantagruelica colazione teutonica. Senza perdere tempo su strade secondarie pago il salatissimo ticket e transito veloce sopra lÔÇÖ ÔÇ£Europa BruckeÔÇØ, il ponte che fa da collegamento autostradale tra Austria e Italia. Oggi è una splendida giornata di sole e tutto attorno le vette innevate sono illuminate dalla calda luce del sole. Ad un certo punto vedo che da una laterale che corre alla mia destra alcune Vespa stanno per imboccare lÔÇÖautostrada. Rallento in modo da poterli incrociare. Sorpresa! Sono il Lando con altri due amici piacentini, anche loro di rientro dallÔÇÖElefanten, seguiti da un camper che fa loro da mezzo di supporto. Ci fermiamo subito dopo il casello di Vipiteno per salutarci e da li proseguiamo insieme fino alle porte di Verona, dove ci fermiamo che è mezzogiorno in un parcheggio. Dalle cucine del camper escono piatti di purè fumante e cotechino per tutti... chiamatelo spuntino! Pare che la sera prima si siano cucinati risotto salsiccia e porcini e filetto al pepe verde: il minimo che può capitare viaggiando con dei piacentini che si sa, di cucina la sanno lunga! Dopo mangiato continuo imperterrito in autostrada il mio cammino verso casa, ripetutamente superato da altri centauri di ritorno dallÔÇÖElefanten, che non mancano di manifestarmi la loro simpatia con lampeggi e alzate di piede. Un altro Elefanten messo in

carniere, la seconda prestigiosa placchetta è già attaccata sotto a quella particolare spilla che ha un peso tutto suo quando la si vede appuntata al giubbotto di qualche bikers. A conclusione posso solo dire a chi non ha potuto partecipare che è stato un vero peccato, e a chi ancora non se la è sentita di fare un piccolo sforzo e di provarci alla prossima edizione. Andare allÔÇÖElefanten e andarci in moto è faticoso (e in Vespa ancora di più!) ma da una soddisfazione tutta particolare, che secondo me vale la pena di essere provata, almeno una volta. Poi vedrete che ci tornerete, magari non più in sella, soltanto per godervi questo particolarissimo raduno. Lecito arrivarci ÔÇ£caricatiÔÇØ per vivere questo straordinario evento. Ho scoperto che spesso quelle tribù di unni vestiti di pelliccia che allestiscono mirabolanti accampamenti con tendoni, stufe, tavoli e sedie, arrivano allÔÇÖElefanten percorrendo solo poche decine di chilometri, caricando le loro masserizie e spesso anche i loro motocicli su furgoni e carrelli che poi si vedono parcheggiati nei dintorni del raduno. Per me gli ÔÇ£ElefantiÔÇØ, quelli veri, sono quelli, spessissimo italiani, che ci arrivano in sella alle proprie moto con viaggi di centinaia di chilometri, non per masochismo ma per il gusto di mettersi in gioco... in fondo andare in Vespa per noi non è un gioco?

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Saluti geriatrici, Lorenzo

Ringraziamento: le foto degli inglesi nudi non le ho fatte io ma provengono dalla gallery di CIPCIOP31, guzzista facente parte della banda dei sidercaristi.

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Grande Lorenzo,

ma... il rapporto occasionale con quello dell'XT... protetto?

...quando mi si è prospettato di dividere una matrimoniale col baffuto dell'XT mi sono detto... "a RIO GALLEGOS sono sopravvissuto a una notte in suite col Kapo... cosa mai potrà farmi questo quì!!!"

Ciao vecio, alla prossima!

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Lorenzo very very complimentz...

aspettavo di leggere qualche tua riga...

ed ecco!

è un po di tempo che segno assenza ai raid ma vi seguo sul sito e ogni tanto sento qualcuno di voi..

mi ha fatto molto piacere la telefonata dal gelido elefante... saluto tutto il gruppo TNT, roccia capo maserati seme svizzero ecc ecc...siete dei super cazzoni!

ancora complimenti per la solitaria LORè!!!

a presto.

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